La caduta del regime di Assad in Siria

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nel cuore della capitale siriana, Damasco, si respira un'aria di cambiamento radicale. L'inviata di Repubblica, Gabriella Colarusso, ha incontrato i ribelli di Hayat Tahrir al-Sham (HtS), il gruppo jihadista che, con il sostegno della Turchia, ha condotto un'offensiva travolgente contro il regime di Bashar al-Assad. La caduta della Siria baathista, iniziata con una serie di raid aerei israeliani che hanno colpito depositi di armi e strutture militari, ha portato alla fuga di Assad in Russia, dove ha ottenuto asilo politico.

Le strade di Damasco sono ora animate da centinaia di persone che festeggiano la fine di un'era. I combattenti di HtS, improvvisatisi vigili, cercano di mantenere l'ordine in una città che ha visto il crollo delle forze armate siriane quasi senza resistenza. La rapidità con cui l'esercito di Assad è stato sconfitto ha sorpreso molti osservatori internazionali, che ora si interrogano sulle prospettive future della Siria.

Il ruolo della Turchia è stato determinante nella sconfitta di Assad, ma anche Israele e Stati Uniti hanno giocato una parte cruciale nel destabilizzare il regime. Tuttavia, le nuove forze al potere non offrono garanzie di stabilità: il loro passato jihadista e le incertezze politiche rendono il futuro della Siria ancora nebuloso. Marco Di Liddo, direttore del Centro Studi Internazionali (Cesi), sottolinea come la situazione attuale sia il risultato di una complessa interazione tra i conflitti in corso in altre regioni, come Kiev e Gaza, che hanno influenzato gli eventi in Siria.

La caduta del regime di Assad segna la fine di un'epoca iniziata nel 1971, ma apre anche una fase di incertezza e instabilità. Le forze ribelli, pur avendo ottenuto una vittoria significativa, devono ora affrontare la sfida di governare un paese devastato dalla guerra e dalle divisioni interne.

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