La caduta di Assad e le mosse della Russia in Siria

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La recente caduta del regime di Bashar al-Assad in Siria, costretto alla fuga in Russia, ha segnato la fine di una dinastia che ha governato il paese dal 2000 al 2024. I ribelli, prendendo il potere a Damasco, hanno sostituito un dittatore con fazioni armate, creando un clima di incertezza e instabilità. La Russia, che ha sostenuto Assad durante il conflitto, si trova ora a dover rivedere la sua strategia nella regione, in particolare per quanto riguarda le basi militari di Hmeimim e Tartus, considerate punti di appoggio strategici nel Mediterraneo.

Le immagini satellitari recenti mostrano che le navi della marina russa hanno lasciato la base di Tartus, gettando l'ancora al largo della costa. Questo movimento potrebbe indicare una riorganizzazione delle forze russe, impegnate anche nel conflitto ucraino, che assorbe ingenti risorse. La Russia, pur mantenendo contatti con i ribelli jihadisti, ha ricevuto rassicurazioni sulla sicurezza delle sue strutture, ma la situazione rimane fluida e complessa.

La presenza russa in Siria, fondamentale per gli interessi strategici di Mosca, è stata sostenuta anche dall'Iran, il cui progetto di influenza nella regione, noto come "Mezzaluna sciita", sembra ora compromesso. Tuttavia, la Russia potrebbe continuare a mantenere una presenza significativa nel paese, nonostante le difficoltà e le incertezze legate alla nuova situazione politica.

La Libia, dove la Russia ha già delle basi, potrebbe rappresentare un'alternativa plausibile per Mosca, ma la situazione legale e politica nel paese nordafricano è altrettanto complessa.

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