Yildiz è il perno del nuovo ciclo juventino, nonostante la mancata Champions

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nonostante la delusione per il sesto posto in campionato e la conseguente partecipazione alla prossima Europa League – una competizione che, come noto, incide in modo decisamente meno significativo sui flussi di cassa rispetto alla più ricca Champions –, la dirigenza bianconera ha ribadito con fermezza la propria linea.

John Elkann e l'amministratore delegato Damien Comolli, in perfetta sintonia sulle strategie future, hanno classificato il giovane turco come un elemento assolutamente incedibile del progetto tecnico, una certezza sulla quale non si transige nonostante le oggettive difficoltà finanziarie derivate dal minor gettito europeo.

La volontà di trattenere il cartellino del numero dieci non trova riscontro soltanto nelle strategie di mercato della dirigenza, ma anche e soprattutto nella determinazione del diretto interessato, il quale – a dispetto dei corteggiamenti illustri che nel corso dell'ultimo anno lo hanno accostato a club del calibro del Real Madrid e dell'Arsenal – ha ribadito più volte di aver trovato a Torino la dimensione ideale per maturare.

«Qui ho trovato la visione giusta»

Intervistato dalla rivista GQ Turchia, Yildiz ha speso parole al miele per l'ambiente che lo ha lanciato nel grande calcio, spiegando come la scelta di preferire la Juventus al Bayern Monaco – club nel quale era cresciuto a livello giovanile – non sia stata dettata esclusivamente da ragioni tecniche o economiche. «Quando ho scelto la Juventus – ha raccontato – non è stata solo una decisione professionale, si basava anche su un rapporto di fiducia. Sentivo che questa squadra mi avrebbe dato una visione forte.

Il club mi vedeva davvero, credeva nel mio potenziale e mi offriva un percorso per crescere passo dopo passo». Un attestato di stima importante, che il giocatore ha accompagnato con una riflessione sul significato profondo di indossare una maglia pesante come la sua: «Il numero 10 alla Juventus non è una maglia qualsiasi. Lo capisci fin dal primo momento, perché conosci la storia del club e i giocatori che l'hanno indossata prima di te. Quando la indossi, devi sempre dare qualcosa in più».

Un contratto lungo e l’obiettivo del rinnovo

L'attaccante, già legato ai bianconeri fino al 2029, rappresenta una delle pedine più preziose dell'intera rosa; la sua valutazione di mercato, stando a quanto circola negli ambienti specializzati, si aggirerebbe intorno ai 100 milioni di euro, una cifra che la dirigenza non ha alcuna intenzione di monetizzare, neppure per far fronte all'ammanco derivante dalla qualificazione mancata alla massima competizione europea.

Anzi, proprio per blindare ulteriormente il gioiello di casa, si parla della volontà di prolungare l'accordo fino al 2030 con un adeguamento dell'ingaggio, un segnale inequivocabile di come la società veda in lui non soltanto il presente, ma anche il leader tecnico del prossimo triennio.

La priorità assoluta, insomma, è quella di costruire una squadra competitiva attorno alle sue giocate, lasciando che siano altri elementi della rosa – come nel caso del serbo Dusan Vlahovic, il cui futuro appare piuttosto nebuloso – a fare eventualmente da "sacrificio" per aggiustare i conti in entrata e uscita.

L’appuntamento con la storia: il Mondiale con la Turchia

Mentre in casa Juventus si gettano le basi per il futuro, Yildiz ha al momento un altro grande obiettivo davanti ai suoi occhi, a dimostrazione del fatto che la sua carriera è ormai entrata in una fase di assoluta maturità nonostante la giovane età.

Dopo ventiquattro lunghi anni di attesa, la Turchia è tornata a qualificarsi per la Coppa del Mondo, e il fantasista bianconero – convocato dal commissario tecnico Vincenzo Montella insieme ad altri due «italiani» come Hakan Calhanoglu e Zeki Celik – si appresta a essere uno dei baluardi della formazione eurasiatica nella rassegna iridata che si terrà in Nord America.

Il giocatore stesso, interpellato in merito, ha definito l'appuntamento mondiale come la realizzazione di un sogno collettivo, consapevole del peso della responsabilità ma carico di un'energia speciale nel rappresentare l'intero paese. «La Coppa del Mondo rappresenta per me la realizzazione di un sogno – ha dichiarato – non solo mio, ma il sogno comune di tutta la squadra e dell'intero Paese. Voglio essere pronto, lavorare ogni giorno e fare tutto il possibile per la squadra».

Un'emozione forte, che si traduce in una grande occasione per dimostrare sul palcoscenico più prestigioso del mondo quello che, ormai da mesi, i tifosi della Vecchia Signora ammirano settimana dopo settimana negli stadi italiani.

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