Fine vita, il Governo impugna la legge dell’Emilia-Romagna. De Pascale: “Vogliono lo scontro istituzionale”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Consiglio dei ministri ha impugnato davanti alla Corte costituzionale la legge della Regione Emilia-Romagna che disciplina le modalità organizzative per l’attuazione delle sentenze della Consulta in materia di suicidio medicalmente assistito. La delibera è arrivata ieri pomeriggio, al termine di una riunione che ha visto Palazzo Chigi contestare il testo approvato lo scorso 23 luglio dall’Assemblea legislativa regionale, la terza in Italia dopo Toscana e Sardegna a dotarsi di una normativa sul fine vita.

Secondo le fonti di Palazzo Chigi, la legge regionale avrebbe violato una serie di profili di competenza esclusiva dello Stato, demandando alle linee guida regionali la definizione di alcuni requisiti e aggirando in questo modo i vincoli posti dalla Corte costituzionale. Il Governo contesta in particolare il contrasto con gli articoli 2, 32 e 117 della Costituzione, con riferimento alla materia dell’ordinamento civile e penale e a quella della tutela della salute.

Nel comunicato diffuso al termine della riunione, l’esecutivo ha anche rilevato che l’impianto della norma non garantirebbe in modo adeguato la previa effettiva messa a disposizione di un percorso personalizzato di cure palliative e di altri sistemi di supporto per evitare il ricorso al suicidio assistito.

La ricostruzione del quadro normativo

La legge emiliano-romagnola, composta da dodici articoli e titolata “Modalità organizzative per l’attuazione delle sentenze della Corte costituzionale n. 242/2019 e n. 135/2024 in materia di suicidio medicalmente assistito”, non introduce nuovi diritti né modifica quanto già stabilito dalla giurisprudenza costituzionale.

Il suo perimetro, come precisato anche dai promotori, è di natura squisitamente organizzativa: disciplina il funzionamento del Servizio sanitario regionale, definendo procedure senza ingiustificati ritardi per la verifica delle condizioni delle persone che chiedono di accedere all’aiuto medico alla morte volontaria. La norma recepisce la proposta di iniziativa popolare “Liberi Subito” promossa dall’Associazione Luca Coscioni ed è stata approvata con i voti favorevoli di Pd, Avs, Civici e Movimento 5 Stelle, mentre FdI, Forza Italia, Rete civica e Lega hanno votato contro.

Il quadro dei requisiti per l’accesso al suicidio medicalmente assistito era stato delineato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 242 del 2019, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale parziale del reato di aiuto al suicidio in presenza di quattro condizioni sostanziali: patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili dal paziente, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e capacità di prendere decisioni libere e consapevoli. La successiva sentenza n.

204 del 2025 ha poi chiarito che le Regioni possono disciplinare gli aspetti organizzativi necessari a rendere effettivi i diritti già riconosciuti dalla Consulta, aprendo di fatto la strada alle normative regionali.

La reazione del presidente dell’Emilia-Romagna

Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna, non ha accettato l’impugnazione e ha parlato di uno scontro politico costruito su elementi di assoluto dettaglio. “Per la prima volta – ha osservato – il Governo riconosce la titolarità delle Regioni a legiferare sul tema del suicidio medicalmente assistito e questo è un fatto importante. Riconoscendo la titolarità delle Regioni ammette infatti indirettamente la gravissima carenza della maggioranza parlamentare nel non fare una legge nazionale”.

Il governatore emiliano-romagnolo ha poi rivendicato la disponibilità dimostrata dalla Regione nel corso delle interlocuzioni con l’esecutivo: “Avevamo dato massima disponibilità ad affrontare alcuni elementi di dettaglio che venivano posti dal Governo stesso, sebbene non li condividessimo fino in fondo nel merito.

Ma come spesso è accaduto è prevalsa la volontà di avere comunque uno scontro istituzionale, arrivando a fare un’impugnativa, a differenza delle precedenti, su elementi di assoluto dettaglio giuridico, che non toccano in nessun modo la sostanza della tutela dei diritti e della persona”.

Sul fronte delle critiche relative alle cure palliative, De Pascale ha respinto le obiezioni ricordando che l’Emilia-Romagna ha non solo raggiunto ma addirittura superato il target previsto dal Pnrr, attivando anche le cure palliative pediatriche. Il presidente ha aggiunto di essere pronto a un confronto diretto con la presidente del Consiglio per mostrare i risultati raggiunti dalla Regione in questo ambito.

Il contesto delle altre leggi regionali

Non è la prima volta che l’esecutivo impugna una legge regionale sul fine vita. I precedenti riguardano la Toscana e la Sardegna, le cui normative erano state varate nel 2025. In quei casi, tuttavia, secondo la ricostruzione fornita dallo stesso De Pascale, il Governo aveva contestato la potestà stessa della Regione di legiferare sulla materia, mentre nell’impugnazione dell’Emilia-Romagna questo profilo non comparirebbe nel ricorso. La questione si sposta ora davanti alla Consulta, che sarà chiamata a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale della norma emiliano-romagnola.

L’impugnazione non sospende automaticamente l’efficacia della legge, ma apre un giudizio i cui esiti condizioneranno il perimetro delle competenze regionali in una materia che resta priva di una disciplina nazionale organica.

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