La Lega Ciclismo a Paestum: un catalizzatore per lo sviluppo tra economia e giovani talenti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Paestum. Mentre il dibattito sulla fuga dei cervelli assume contorni sempre più numerici, con un potenziale ritorno in termini di Pil che potrebbe toccare i 12 miliardi di euro, il mondo dello sport prova a ritagliarsi un ruolo da protagonista nella ricostruzione del tessuto sociale ed economico del Paese.

Nella due giorni della Conferenza Nazionale di Unioncamere, che si è conclusa ieri nell’area archeologica del Salernitano, a catalizzare l’attenzione non è stato solo il consueto appello degli imprenditori per salari adeguati alle competenze, ma la presenza ingombrante e propositiva del ciclismo.

Francesco Moser, l’ex campione del mondo capace di trasformare la fatica in lezione di vita, e Mara Mosole, volto noto del pedale rosa, hanno affiancato il presidente di Lega Ciclismo Roberto Pella per ribadire un concetto che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato peregrino: la bicicletta, e più in generale l’indotto delle due ruote, non è solo un mezzo o una passione, ma un vero e proprio “soggetto catalizzatore” in grado di intercettare risorse pubbliche e private e indirizzarle verso obiettivi comuni.

Il valore economico delle due ruote e la sfida demografica

Lo studio presentato in quella stessa sede, frutto della collaborazione tra Unioncamere e il Centro Studi Tagliacarne, ha infatti acceso un faro su una dinamica ineludibile. Le imprese che riescono nell’impresa di attrarre i talenti under 35, lo si legge nelle elaborazioni basate su fonti istituzionali, non solo crescono di più, ma volano: a fronte di una produttività superiore del 7,2%, registrano un incremento del fatturato e dell’occupazione che supera di un punto e mezzo percentuale quello delle concorrenti meno giovani.

E proprio qui, nel solco di questa necessità di trattenere i cervelli – o di fare rientro a chi è dovuto scappare – si inserisce la scommessa della Lega Ciclismo. In un Sud che nonostante tutto spinge sull’acceleratore dell’innovazione (la Campania, con le sue 1.521 startup, si conferma seconda in Italia preceduta solo da un manipolo di regioni del Nord), l’idea di Pella è quella di usare le competizioni per generare quel “diritto di rimanere dove si è nati” di cui spesso si parla nelle tavole rotonde, ma che raramente trova applicazione pratica.

Moser e Mosole: dallo sport un messaggio alla politica e alle imprese

La parola d’ordine, emersa nei talk dedicati allo sport tra economia e società, è stata “squadra”. Se l’ex pistard Francesco Moser ha elogiato la capacità della Lega di fare sinergia con il sistema camerale – un lavoro, quello di valorizzazione delle eccellenze del Paese, che trasforma una semplice corsa in una vetrina per l’artigianato e il turismo locale – Mara Mosole ha voluto ricordare l’aspetto forse più concreto e meno celebrativo della manifestazione.

La parificazione dei montepremi introdotta nella Coppa Italia delle Regioni, ha sottolineato la Mosole, rappresenta un passo avanti decisivo per il principio di parità di genere, un segnale che, al di là della retorica, dimostra come il ciclismo italiano abbia intenzione di camminare sui binari della modernità. Non secondario, in questo contesto, il riferimento al programma Erasmus+, i cui tre pilastri – istruzione, mobilità e sport – sono stati citati da Pella come il riferimento ideale per unire il continente europeo ai valori della pedalata.

E se gli imprenditori presenti, quelli con la capacità di guardare oltre l’utile immediato, hanno mostrato interesse per questo modello, non è difficile capirne il motivo. L’analisi condotta dal Politecnico di Torino sulla Granfondo Fausto Coppi insegna: ogni euro investito in una grande manifestazione ciclistica ne genera quasi undici di ritorno, distribuendo ricchezza su un territorio che va dall’alta montagna alle periferie urbane.

In un Paese che cerca punti di riferimento per ricucire lo strappo tra Nord e Sud, tra generazioni e tra economia reale e finanza, il ciclismo si presenta così come un’infrastruttura leggera. Si sposta su due ruote, non inquina e, cosa piuttosto rara nel dibattito pubblico italiano, pare avere le idee chiare sulla direzione da prendere.

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