Tragedia a Frosinone, un vigile del fuoco travolge e uccide un pedone sulla Monti Lepini

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una drammatica fatalità ha insanguinato, nella serata di ieri, la statale 156 dei Monti Lepini, un tratto di strada che si snoda tra lo svincolo dell’A1 e l’area della ex Permaflex, ponendo fine alla vita di Mario Grasso. L’uomo, che aveva da poco parcheggiato un’autovettura a noleggio, è stato investito con violenza da un suv del corpo dei vigili del fuoco, il quale, guidato da un pompiere in servizio, lo ha colpito in circostanze non ancora del tutto chiarite. I soccorsi, sebbene immediati e accompagnati da disperati tentativi di rianimazione, non hanno purtroppo sortito alcun effetto, constatando il decesso sul posto.

La ricostruzione dei fatti e le prime dichiarazioni

La dinamica dell’investimento, che le indagini della Polizia Stradale si stanno adoperando di ricostruire nel dettaglio, è al centro delle attenzioni investigative. Il vigile del fuoco alla guida del mezzo, come riportato agli agenti giunti sul luogo della sciagura, ha affermato di non aver avvistato il pedone, trovandoselo poi all’improvviso davanti, quasi apparso dal nulla. “L'ho visto all'improvviso: ho provato a frenare ma non sono riuscito a evitarlo”, sarebbero state le sue parole, che descrivono un impatto ritenuto inevitabile nonostante la frenata tentata.

Il profilo della vittima e un lutto che colpisce due realtà

Mario Grasso, 59 anni, originario di Roma, non era un semplice passante ma ricopriva un ruolo di prestigio all’interno del gruppo Leonardo, dove era Head of Planning, Governance & Pmo, una figura dirigenziale dedicata alla pianificazione e al governo dei processi aziendali. La sua scomparsa, dunque, getta un velo di lutto non solo sulla sua famiglia ma anche sul mondo professionale in cui operava, mentre la tragedia assume contorni ancor più paradossali per l’identità di chi era alla guida del veicolo coinvolto.

Le reazioni e il dolore dei vigili del fuoco

Proprio dal distaccamento dei vigili del fuoco di Frosinone, l’istituzione a cui appartiene l’autista del suv, sono giunte accorate e immediate espressioni di cordoglio, cariche di un dolore profondo per un incidente che ha visto un proprio membro, seppur involontariamente, causa della morte di un cittadino. Un evento luttuoso che scuote dalle fondamenta l’intero corpo, abituato a rappresentare un simbolo di salvezza e non, come in questo frangente, di una fatalità ineluttabile che ha stroncato una vita.

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