La guerra del petrolio di Trump contro Maduro e la sfida delle superpetroliere

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tensione geopolitica fra Washington e Caracas, da tempo congelata in una stasi fatta di sanzioni e retorica infuocata, ha conosciuto un'improvvisa e pericolosa escalation sul fronte marittimo, dove gli idrocarburi venezuelani diventano il bottino di una contesa sempre più diretta. La decisione dell'amministrazione Trump di sequestrare, al largo delle coste venezuelane, la superpetroliera Vlcc Skipper, accusata di trasportare greggio sanzionato, rappresenta infatti soltanto il primo atto di un'offensiva che si annuncia più ampia e coordinata. Operazione che, come ha dichiarato lo stesso presidente americano, mira a colpire il cuore finanziario del regime di Nicolás Maduro, privandolo delle risorse essenziali che ancora trae dall'esportazione di petrolio.

Un'imminente ondata di sequestri navali

Proprio il giorno successivo all'azione spettacolarizzata contro la Skipper, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha esteso il proprio raggio d'azione, imponendo sanzioni a ulteriori sei navi cisterna di tipo Vlcc e alle società che le gestiscono. Si tratta, in molti casi, delle prime unità prese di mira formalmente per i loro movimenti di petrolio venezuelano dal gennaio 2021, l'ultimo giorno del precedente mandato di Trump, segnando così una piena ripresa di una linea di estrema pressione. Le navi coinvolte, alcune delle quali battenti bandiera panamense, delle Isole Cook o di Hong Kong e costruite nei primi anni Duemila, come la H. Constance e la Lattafa, hanno tutte caricato greggio in Venezuela recentemente, diventando quindi obiettivi legittimi per le autorità statunitensi.

L'allargamento del fronte delle sanzioni

La strategia di Washington, del resto, non si limita al solo traffico marittimo ma punta a colpire una rete più estesa di sostegno al governo di Caracas. Già l'11 dicembre, il Dipartimento di Stato aveva infatti sanzionato tre nipoti della moglie del presidente Maduro, insieme alle sei petroliere e alle relative compagnie di navigazione, in un chiaro tentativo di recidere legami finanziari e personali che sorreggono l'establishment al potere. Un'azione che, unita ai sequestri, configura una campagna a tenaglia, dove la pressione militare e giudiziaria in alto mare si combina con quella economica e reputazionale a terra.

Il contesto internazionale e le dichiarazioni di forza

In questo quadro già teso, assumono un significato particolare le parole di María Corina Machado, figura di spicco dell'opposizione venezuelana, pronunciate in occasione della sua visita a Oslo per la cerimonia del premio Nobel per la Pace. La Machado ha espresso un netto sostegno alla politica aggressiva perseguita da Trump negli ultimi mesi, una politica che, oltre ai sequestri di petroliere e all'invio di navi militari, è stata caratterizzata da un'accusa ricorrente di interferenze venezuelane negli affari interni degli Stati Uniti. Dichiarazioni che, al di là delle posizioni personali, fotografano la polarizzazione del confronto e l'apparente assenza, al momento, di spiragli per una de-escalation diplomatica, mentre decine di navi tanker potrebbero presto trovarsi nel mirino della marina americana.

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