Meloni e le parole d'odio dopo l'omicidio di Charlie Kirk
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Redazione Interno
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L’assassinio di Charlie Kirk, l’attivista statunitense legato all’area Maga ucciso nello Utah lo scorso 10 settembre, continua a innescare un dibattito aspro che, superati i confini nazionali, trova nella politica italiana un fertile terreno di scontro. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la quale da tempo insiste sul tema delle cosiddette “parole d’odio”, ha colto l’occasione per rilanciare con forza le sue posizioni, individuando nel tragico episodio una conferma delle proprie tesi.
Durante un videomessaggio alla convention dei “Patrioti europei” in Spagna, la premier ha reso omaggio alla figura di Kirk, definendolo “un giovane, un padre coraggioso che ha pagato con la vita il prezzo della sua libertà”. Meloni, senza usare mezzi termini, ha aggiunto che il suo sacrificio ricorderebbe “da che parte stanno la violenza e l'intolleranza”, lanciando un monito diretto a quelli che ha chiamato “odiatori” ed “estremisti”, ma anche a quei “falsi insegnanti in giacca e cravatta” che, dalle aule, alimenterebbero un clima pericoloso.
Un chiaro riferimento, quest’ultimo, alle dichiarazioni del matematico e saggista Piergiorgio Odifreddi, il quale, intervenendo in una trasmissione televisiva, aveva sostenuto che “sparare a Martin Luther King e sparare a un esponente Maga” non sarebbe “la stessa cosa”. Affermazioni che, come era prevedibile, hanno sollevato un vespaio di polemiche, fornendo alla leader di Fratelli d’Italia un ulteriore spunto per contrapporre la propria retorica della responsabilità a quella che viene dipinta come l’ipocrisia di certi ambienti intellettuali.




