Il Pil in crescita non basta: tutte le chiavi per la svolta in Campania

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Crescono le aziende e i posti di lavoro al Sud, con un incremento del Pil al Centro-Sud di oltre l'8 per cento, ma servono strategie di lungo periodo per consolidare questi risultati. È quanto hanno sottolineato gli imprenditori che si sono dati appuntamento all'Unione Industriali di Napoli, in un'assemblea pubblica che ha registrato oltre 750 accreditati e che è tornata a Palazzo Partanna dopo diciotto anni.

La richiesta di Orsini: una grande svegliata a Roma e Bruxelles

Dal palco dell'assemblea, il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha alzato drasticamente il tiro sulle politiche per la transizione ecologica, puntando il dito contro i ritardi cronici dell'Italia. «Il Mezzogiorno per noi è fondamentale, non da oggi», ha detto Orsini, aggiungendo che «è fondamentale avere un'Italia che viaggia tutta alla stessa velocità, come sta dimostrando, perché ovviamente il Mezzogiorno oggi sta dimostrando di andare meglio di tutta l'altra parte d'Italia».

Il leader degli industriali ha richiamato i risultati della Zes unica, con oltre 1400 domande presentate, più di 9 miliardi di nuovi investimenti attivati e 25mila posti di lavoro. Tuttavia, ha avvertito, servono misure che abbiano una visione a lungo termine e nei dieci punti che Confindustria presenterà a ottobre ci sarà spazio per un capitolo, forse due, dedicato al Mezzogiorno.

Energia, l'allarme: rischiamo la deindustrializzazione

Il tema del caro energia ha dominato la giornata. «Mi fa piacere che ci siamo accorti oggi del fatto che l'energia sia ormai una priorità, noi non lo diciamo da oggi», ha affermato Orsini. «La verità è che si sta facendo ancora troppo poco, mentre i Paesi, gli altri continenti, stanno viaggiando a una velocità che è in confronto alla nostra tripla».

Il presidente di Confindustria ha chiesto un mercato unico europeo dell'energia e una diversa articolazione del costo legato alle fonti rinnovabili, ricordando che in Italia esistono ancora oltre mille concessioni non messe a terra. «Benissimo il fatto della decarbonizzazione, ma, se non sappiamo essere competitivi, deindustrializzeremo l'Europa», ha avvertito.

Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, presente in sala, ha confermato la centralità del dossier, sottolineando che «energia è la preoccupazione primaria del Governo» e che le due guerre in corso, con gli stretti di Hormuz e Bab el Mandeb bloccati, contribuiscono all'impennata dei prezzi.

Il piano di Genna: manifattura, difesa e potere decisionale

A proporre un'idea di futuro per Napoli e il Meridione è stato il presidente dell'Unione Industriali Napoli, Vittorio Genna, il quale ha scandito un concetto chiave: «Non chiediamo politiche per il Sud: chiediamo politiche per l'Italia che mettano finalmente a frutto tutto il potenziale del Sud». Secondo Genna, il Mezzogiorno non può essere relegato al ruolo di semplice snodo green, pieno di pale eoliche e campi fotovoltaici che generano pochi posti di lavoro nell'indotto, né Napoli può limitarsi a «ospitare lavoro» senza più potere decisionale.

Il Sud immaginato dal leader degli industriali partenopei è ambizioso: «chiediamo al Governo di promuovere investimenti ad alto impatto occupazionale, capaci di trovare lavoro qualificato e manifatturiero, per colletti bianchi e colletti blu, anche in ambiti strategici come il rafforzamento della difesa nazionale». Genna ha citato le stime Svimez, secondo le quali la crescita 2027 sarà appena dello 0,5 per cento nel Centro-Nord e dello 0,4 nel Mezzogiorno, una prospettiva da evitare anche con una cabina di regia del Governo e la valorizzazione della Zes unica.

I numeri di una ripresa fragile

Il quadro macroeconomico conferma la fase positiva ma ne evidenzia la natura temporanea. Secondo le previsioni Svimez per il triennio 2026-2028, il Pil del Mezzogiorno aumenterà dello 0,8 per cento nel 2026, superando il più 0,7 del Centro-Nord, grazie al picco degli investimenti del Pnrr nel Sud che raggiungeranno i 9,3 miliardi di euro. Dal 2027, però, la tendenza si invertirà: il Pil meridionale rallenterà allo 0,4 per cento, mentre il Centro-Nord salirà allo 0,5.

L'inflazione, stimata al 2,7 per cento nel 2026, e la debolezza dei consumi e delle esportazioni completano un quadro di ripresa ancora fragile, fortemente condizionata dal contesto internazionale e dalle politiche pubbliche.

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