Il made in Sud vola, mentre Roma e il Lazio guidano la crescita nazionale delle imprese
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Redazione Interno
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I dati del registro delle imprese, elaborati da Unioncamere e InfoCamere, disegnano una geografia economica italiana in cui il baricentro si sposta stabilmente verso Sud, rafforzando quel cambio di paradigma che ormai numerosi indicatori certificano da tempo. La spinta più robusta alla produttività del Paese, infatti, continua a provenire dalle regioni meridionali, le quali non solo generano il numero più alto di nuove iniziative d'impresa, ma registrano anche il saldo attivo più consistente tra iscrizioni e cessazioni, rappresentando poco più di un terzo del totale nazionale. Un dinamismo, questo, che si esprime con particolare vigore in settori trainanti come il turismo, la logistica e l'innovazione, segnando una trasformazione strutturale di un'area a lungo considerata periferica.
Il primato del Lazio e l'effetto Capitale
Se il Mezzogiorno conferma la sua vitalità, a primeggiare in termini di tasso di crescita è il Lazio, che con un incremento del 2,07% si attesta al vertice della classifica regionale. Il sistema produttivo regionale, che a fine 2025 conta quasi seicentomila unità, pari a circa il dieci per cento del totale italiano, ha chiuso l'anno con un saldo positivo di 12.259 imprese, frutto di 35.852 iscrizioni a fronte di 23.593 cessazioni. Un risultato, quello laziale, che supera abbondantemente la media nazionale dello 0,96% e che riflette una crescita dello stock imprenditoriale più che doppia rispetto al dato del 2024.
Roma, un motore a più velocità
All'interno di questo quadro, la Capitale si distingue come il singolo polo di sviluppo più dinamico, vantando il miglior saldo imprenditoriale a livello nazionale con un incremento di 11.097 imprese e un tasso di crescita che, toccando il 2,54%, risulta quasi triplo rispetto alla media del Paese. L'economia romana, la cui vitalità supera costantemente la media nazionale, mostra un tessuto che si rafforza soprattutto nei servizi a più alto valore aggiunto. Le attività professionali, il turismo – favorito anche dalle prospettive del Giubileo – e il settore immobiliare conoscono una forte espansione, mentre sul territorio regionale più ampio aumentano di peso comparti cruciali come la finanza, la logistica e l'innovazione, quest'ultima alimentata dagli investimenti del Pnrr.
Il quadro nazionale e le prospettive strutturali
Nel suo complesso, il sistema imprenditoriale italiano ha chiuso il 2025 con un saldo positivo di 56.599 imprese, corrispondente a una crescita dello stock dello 0,96%. Si tratta di un risultato che, seppur moderato, migliora quelli degli anni precedenti e si regge proprio sulla performance eccezionale di alcune aree. La fotografia scattata dal report “Movimprese” evidenzia quindi un dualismo virtuoso: da un lato la tenuta e la capacità di attrazione del Centro, con Roma come fulcro, e dall'altro la crescente capacità generativa del Sud, che sta diventando un pilastro sempre più solido della produttività nazionale, modificando in maniera duratura le tradizionali mappe dello sviluppo economico.




