La tregua finisce nel sangue, il Qatar accusa Israele di violazioni
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Redazione Esteri
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La pausa, che era stata annunciata come un fragile momento di respiro per la popolazione stremata, si è dissolta in poche ore nel consueto, assordante fragore delle esplosioni. Le bombe israeliane sono tornate a cadere su Gaza City e Khan Younis, riportando di colpo l'intero territorio a rivivere i giorni più bui di un'offensiva militare che, dal tragico sette ottobre dello scorso anno, non sembra conoscere soste durature. Decine i palestinesi uccisi, tra i quali, secondo i bilanci forniti dalla Protezione civile locale, figurano almeno sette bambini, fatti a pezzi dalle deflagrazioni o schiacciati dal crollo degli edifici colpiti. Altri, in numero di diverse decine, sono rimasti feriti, molti in condizioni giudicate gravissime dai soccorritori che setacciano le macerie sotto un cielo ancora carico di polvere e fumo.
Le immagini della distruzione e la condanna del Qatar
I video che hanno iniziato a circolare, poco dopo gli attacchi, mostrano una scena purtroppo già vista ma non per questo meno straziante: nuvole di detriti che si alzano dai quartieri, sagome di esseri umani che si muovono come fantasmi, storditi, con gli abiti strappati, mentre attorno a loro il mondo è ridotto a un cumulo di calcinacci. Una di queste incursioni, stando a quanto riferito, ha centrato in piena notte un appartamento nel quartiere Al-Rimal di Gaza City, uccidendo quattro persone, tre delle quali giovani donne colte nel sonno. Di fronte a questa recrudescenza immediata delle ostilità, il Qatar, che insieme ad altri paesi aveva mediato la breve tregua, ha alzato la voce attraverso il suo ministero degli Esteri, condannando senza mezzi termini quelle che ha definito "ripetute violazioni israeliane" degli accordi sul cessate il fuoco.
La riapertura parziale di Rafah e le cifre contestate delle vittime
Nel frattempo, sul fronte degli accessi umanitari, il valico di Rafah, fondamentale per l'ingresso degli aiuti, dovrebbe riaprire, seppure in modalità limitata e inizialmente solo al passaggio di pedoni. Una notizia che lascia poco spazio all'ottimismo, considerando l'enormità dei bisogni di una popolazione allo stremo. A gettare un'ombra ancora più cupa sulla situazione, arriva poi una dichiarazione proveniente dalle stesse file dell'esercito israeliano, il quale, citando fonti di intelligence, ammetterebbe che il numero delle vittime a Gaza potrebbe effettivamente avvicinarsi alle settantamila unità, cifra fino ad ora fornita principalmente dal ministero della Salute guidato da Hamas. Un alto funzionario, citato da media israeliani, ha precisato che la suddivisione di questo bilancio, tra presunti militanti e civili, è ancora oggetto di valutazione.
La posizione italiana sulla possibile missione a Rafah
In questo contesto di caos e sofferenza, si inserisce la dichiarazione del ministro degli Esteri italiano Tajani, il quale ha espresso la disponibilità del nostro paese a contribuire a una missione di sicurezza inviando proprio a Rafah un contingente di carabinieri. Una proposta che, se concretizzata, si muoverebbe in uno scenario estremamente complesso e pericoloso, dove la distinzione tra operazione militare e crisi umanitaria appare ormai labile. L'intensità dei raid, del resto, non sembra placarsi, mentre il numero dei morti, di cui molti sono bambini, continua a salire, accumulandosi giorno dopo giorno su un conteggio che assume proporzioni sempre più difficili da comprendere e da accettare.




