Sony risarcisce 7,85 milioni di dollari: l’accordo sulla class action per i prezzi dei giochi digitali

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
SCIENZA E TECNOLOGIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Un accordo da 7,85 milioni di dollari, raggiunto in via extragiudiziale e già oggetto di approvazione preliminare da parte del tribunale, chiude la causa intentata negli Stati Uniti contro Sony Interactive Entertainment per le presunte pratiche anticoncorrenziali legate alla vendita dei videogiochi digitali sul PlayStation Store.

La class action, nota come Caccuri contro Sony Interactive Entertainment, era stata avviata da un gruppo di giocatori statunitensi che accusavano l'azienda nipponica di aver costretto i consumatori a pagare “di più per alcuni giochi digitali rispetto a quanto avrebbero pagato altrimenti sul PlayStation Store”. La contestazione si concentrava su una precisa strategia commerciale adottata da Sony a partire dal primo aprile 2019.

L'accusa: la rimozione dei voucher digitali per eliminare la concorrenza

Il cuore della disputa legale risiede nella decisione di Sony di interrompere la vendita di voucher digitali per singoli giochi attraverso rivenditori terzi come Amazon, Best Buy e GameStop. Prima di quella data, i consumatori potevano acquistare codici per titoli digitali da questi canali alternativi, beneficiando spesso di prezzi più competitivi e di sconti rispetto a quelli praticati sullo store ufficiale di PlayStation.

Eliminando questa possibilità, secondo quanto sostenuto dai querelanti, Sony avrebbe di fatto creato un monopolio, costringendo gli utenti a rivolgersi esclusivamente al PlayStation Store per l'acquisto di giochi in formato digitale e, di conseguenza, facendo lievitare i prezzi in assenza di una reale concorrenza. L'accusa, in sostanza, verteva su una presunta violazione delle leggi federali e statali in materia di antitrust, finalizzata a ottenere un controllo quasi assoluto sul mercato dei contenuti digitali per le proprie console.

L'accordo e il risarcimento automatico per gli utenti idonei

Nonostante Sony abbia sempre negato qualsiasi addebito e contestato l'effettivo danno arrecato ai consumatori, l'azienda ha scelto di definire la vicenda con un accordo extragiudiziale, evitando così un processo civile.

L'accordo, del valore di 7,85 milioni di dollari, ha ricevuto l'approvazione preliminare del tribunale, in attesa dell'udienza finale di “fairness” fissata per il 15 ottobre, durante la quale il giudice Araceli Martínez-Olguín della Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Nord della California deciderà se concedere l'approvazione definitiva e stabilire il piano di distribuzione dei fondi.

A beneficiare del risarcimento saranno milioni di utenti PlayStation residenti negli Stati Uniti che hanno acquistato uno dei titoli inclusi nell'elenco ufficiale tra il primo aprile 2019 e il 31 dicembre 2023. Per la maggior parte di questi, non sarà necessario alcun passo formale: Sony provvederà a depositare automaticamente l'importo spettante direttamente sul portafoglio dell'account PlayStation Network.

Solo per coloro che hanno disattivato il profilo PSN è prevista una procedura diversa, che richiede di contattare l'amministratore dell'accordo per richiedere un pagamento in contanti.

Un precedente che si inserisce nel dibattito sul futuro del formato fisico

Questa vicenda giudiziaria assume un peso particolare alla luce delle recenti scelte strategiche di Sony, che ha annunciato l'intenzione di abbandonare completamente il mercato dei supporti fisici per i propri giochi a partire dal 2028. La decisione di eliminare i dischi, che ha già scatenato un acceso dibattito tra i giocatori e proteste organizzate come lo sciopero promosso da DoesitPlay?, sta creando malumori anche tra publisher e sviluppatori.

Secondo quanto riportato da John Linneman di Digital Foundry, durante la Gamescom 2026 sarebbero emerse considerevoli contrarietà, soprattutto da parte di team indie e piccoli editori, per i quali le vendite fisiche rappresentano ancora una fetta importante dei ricavi. Un passaggio al solo digitale andrebbe a rafforzare ulteriormente il ruolo del PlayStation Store come unico canale di vendita, sollevando preoccupazioni simili a quelle al centro della causa appena risolta e alimentando il risentimento di una parte dell'industria.

La natura dell'accordo raggiunto, che non costituisce un'ammissione di responsabilità da parte di Sony, non placa i timori legati a un futuro in cui la proprietà dei giochi si traduce sempre più in una licenza d'uso soggetta alle decisioni del produttore.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.