Roma, una statua per Alberto Sordi a Villa De Sanctis: il bronzo sorridente che racconta la città
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il sorriso di Alberto Sordi, quello inconfondibile che per decenni ha raccontato le contraddizioni e le gioie di un'Italia in trasformazione, da oggi accoglie i visitatori del parco di Villa De Sanctis, nel cuore della Casilina. L'attore, che nel 2026 avrebbe compiuto 106 anni, siede su una panchina di bronzo, con le gambe accavallate e un braccio alzato in un gesto di saluto che sembra rivolgersi a ogni passante.
L'opera, fortemente voluta dalla Fondazione Museo Alberto Sordi e realizzata dallo scultore Massimiliano Saccucci, non è un monumento distaccato e inavvicinabile, ma un invito alla vicinanza, quasi un amico che, con la sua presenza, continua a tessere il dialogo tra l'attore e la sua amata Roma. Come accade per la statua di Fernando Pessoa a Lisbona, chiunque può accomodarsi accanto al "vitellone", guardarlo negli occhi e, chissà, scambiare due chiacchiere, proprio come auspicato dal sindaco Roberto Gualtieri presente all'inaugurazione.
La scelta del luogo e il legame con il territorio
La decisione di installare la statua a Villa De Sanctis, nella quinta municipalità, non è certo frutto del caso; questo angolo di periferia, infatti, rappresenta uno dei luoghi simbolo della carriera cinematografica dell'attore romano. È qui, tra le vie e gli scorci del quartiere, che Sordi ha girato ben quattro dei suoi film più celebri, da "Un borghese piccolo piccolo" a "Il medico della mutua", passando per "Un americano a Roma", pellicole che hanno segnato la storia della commedia all'italiana e che ne hanno fatto un'icona globale.
Il presidente del Municipio V, Mauro Caliste, ha ricordato come la sua generazione sia cresciuta con quelle pellicole e con quella "romanità" che Albertone sapeva incarnare meglio di chiunque altro, e che lo ha reso immortale agli occhi del pubblico.
Un'opera partecipativa e il ricordo delle istituzioni
La cerimonia di inaugurazione, che si è tenuta alla presenza delle più alte cariche cittadine, tra cui il sindaco Gualtieri e il presidente della Fondazione Museo Alberto Sordi, Giambattista Faralli, ha assunto i contorni di una festa popolare, sottolineando il profondo affetto che i romani nutrono ancora per il loro attore prediletto.
La statua, collocata davanti alla Casa della Cultura e dello Sport "Silvio Di Francia", è stata descritta dal primo cittadino come "a misura di cittadino", un'opera che non si limita a celebrare il divo ma che ne restituisce l'essenza più autentica e popolare. L'idea, partita tre anni fa, è stata sostenuta economicamente dalla fondazione con l'obiettivo di preservare la memoria di Sordi e di trasmetterla alle nuove generazioni, che magari non hanno avuto la fortuna di conoscerlo dal vivo ma che possono ora incontrarlo nel verde del parco.
Il dettaglio artistico e il futuro della memoria
L'artista, Massimiliano Saccucci, ha spiegato come la sua creazione nasca dall'esigenza di tutelare la storicità del cinema italiano, di cui Sordi è stato massimo esponente, e di colmare un vuoto, dato che in Italia non esisteva ancora un omaggio tangibile di questo tipo al grande attore.
La scultura, che ritrae Sordi con la giacca e la cravatta che lo hanno reso celebre, non è solo un oggetto d'arte, ma un punto di incontro, un luogo di memoria viva dove i cittadini, come ha sottolineato il parroco presente alla benedizione, possono riscoprire lo spirito di un uomo che ha saputo descrivere l'Italia meglio di molti altri.
La Fondazione ha già fatto sapere che questa è solo la prima di una serie di opere simili che verranno dedicate nei vari quartieri della Capitale, con l'obiettivo di diffondere capillarmente il ricordo di Albertone e di farlo dialogare con le diverse anime di Roma.




