Kim Jong Un alla guida del nuovo lanciarazzi: Pyongyang svela cinquanta veicoli per il fuoco nucleare

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Corea del Nord ha messo in scena l’ennesima, poderosa dimostrazione della propria forza militare, svelando al mondo un imponente sistema di lancio multiplo progettato per il dispiegamento di testate nucleari tattiche. Il leader Kim Jong Un ha presieduto personalmente la cerimonia di presentazione che si è tenuta a Pyongyang, un evento durante il quale sono stati mostrati cinquanta nuovi veicoli lanciatori, allineati davanti alla Casa della Cultura 25 Aprile, sede del prossimo e atteso nono congresso del Partito dei Lavoratori -3-7. Si tratta, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale KCNA, di un sistema d’arma da 600 millimetri che il numero uno di Pyongyang ha definito senza mezzi termini “unico al mondo”, un’artiglieria in grado di rivoluzionare il concetto stesso di guerra moderna grazie all’integrazione di sistemi di guida avanzati e, aspetto particolarmente significativo, dell’intelligenza artificiale -3-4-6.

La dottrina dell’“attacco speciale” e il ruolo dell’intelligenza artificiale

Nel suo discorso, Kim Jong Un ha elogiato le capacità di questi nuovi lanciarazzi multipli, sottolineando come la loro precisione e potenza li rendano lo strumento ideale per quello che il lessico ufficiale del regime definisce un “attacco speciale”, un eufemismo, utilizzato ormai con frequenza, dietro cui si cela la chiara volontà di impiegare armamenti nucleari in missioni di natura strategica -1-10. I nuovi veicoli, montati su telai a quattro assi e dotati di cinque tubi di lancio ciascuno — un’evoluzione rispetto ai precedenti modelli a quattro tubi — rappresentano un salto qualitativo non indifferente per le forze di artiglieria nordcoreane -4-7. La novità più rilevante, tuttavia, risiede nell’adozione di sofisticati algoritmi di intelligenza artificiale per il puntamento e la guida: Kim avrebbe dichiarato che questa combinazione, la quale fonde la potenza di fuoco di un lanciarazzi con la precisione di un missile balistico tattico, colloca il sistema in una categoria del tutto propria, superando le tradizionali prestazioni dell’artiglieria convenzionale -3-6-10. Gli analisti internazionali, e in particolare quelli sudcoreani, stimano che la gittata di circa 400 chilometri di questi razzi da 600 mm sia tale da mettere potenzialmente nel mirino l’intero territorio della Corea del Sud, compresa l’area metropolitana di Seul, e che se tutte e cinquanta le rampe venissero impiegate simultaneamente, potrebbero scagliare verso sud qualcosa come duecentocinquanta ordigni in pochi minuti -7-8.

Un regalo per il partito tra nuove costruzioni e tensione diplomatica

La coreografia della cerimonia, che ha visto Kim Jong Un mettersi personalmente alla guida di uno dei veicoli lanciarazzi per ispezionare la schiera di armi, non è passata inosservata: i media statali hanno diffuso le immagini del leader intento a manovrare il mezzo, un’immagine dal forte impatto simbolico, volta a sottolineare il legame diretto tra il comando supremo e il potenziale bellico della nazione -3-6. La tempistica dell’esibizione non è casuale, ma si inserisce perfettamente nella strategia di preparazione al nono congresso del partito, l’organo decisionale che, come ha ricordato lo stesso Kim, dovrà chiarire il piano e gli obiettivi della prossima fase per il rafforzamento delle capacità di difesa autonome -3-9. In questo contesto di vibrante esibizione muscolare, gli operai dell’industria bellica hanno presentato i nuovi lanciarazzi come un “regalo” al partito, mentre parallelamente il leader dava il via ai lavori di costruzione per un nuovo lotto di alloggi in un sobborgo della capitale, un’iniziativa che mira a bilanciare, agli occhi della popolazione, le ingenti spese militari con un’attenzione alle necessità quotidiane -3-7.

Sul fronte diplomatico, e in netto contrasto con la durezza dell’esibizione militare, si è registrata un’apertura a dir poco sorprendente, seppur circoscritta. Kim Yo Jong, la potente sorella del leader e figura di primo piano nel regime, ha rilasciato dichiarazioni nelle quali ha espresso di “apprezzare molto” l’impegno profuso dalla Corea del Sud per prevenire future incursioni di droni nello spazio aereo del Nord -1-5-10. Tale presa di posizione fa seguito all’incidente del mese scorso, quando Pyongyang aveva abbattuto un velivolo che sosteneva essere un drone di sorveglianza, scatenando le proteste di Seul e rischiando di far naufragare i già fragili tentativi di dialogo promossi dal presidente sudcoreano Lee Jae Myung -1-9. Il ministro dell’Unificazione sudcoreano, Chung Dong-young, aveva espresso profondo rammarico per l’accaduto, e le parole di Kim Yo Jong — la quale ha definito quella sudcoreana come una ammissione ufficiale della provocatoria intrusione — sembrano aver temporaneamente scongiurato un’escalation immediata, sebbene la stessa abbia poi ribadito la necessità di rafforzare la vigilanza lungo l’intero confine, riaffermando di fatto la dottrina dei “due Stati nemici” che guida le relazioni intercoreane -1-2-8.

Le recenti mosse di Pyongyang, con l’introduzione di sistemi d’arma avanzati come questi lanciarazzi potenzialmente nucleari, si inseriscono in un quadro geopolitico complesso, segnato dal crescente riavvicinamento alla Russia. Non pochi osservatori, infatti, leggono questa accelerazione nello sviluppo di armamenti anche come una vetrina per potenziali acquirenti, con Mosca che appare in prima linea nell’approfittare di questa collaborazione tecnico-militare per alimentare il proprio conflitto in Ucraina, un contesto in cui le truppe di Pyongyang avrebbero già avuto modo di testare sul campo nuove tattiche e tecnologie -3-6-9.

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