Kim Jong-un rieletto alla Commissione Affari di Stato, il parlamento di Pyongyang ratifica la leadership
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Redazione Esteri
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La Corea del Nord ha ufficialmente riconfermato Kim Jong-un alla presidenza della Commissione per gli Affari di Stato, la massima carica del paese, nel corso della prima sessione della quindicesima legislatura dell'Assemblea Suprema del Popolo. Le immagini trasmesse dalla televisione di stato KRT, riprese ieri a Pyongyang, hanno mostrato il leader mentre veniva salutato da un diluvio di applausi da parte dei membri dell’organo legislativo – che di fatto ratifica le politiche statali senza esercitare alcuna reale funzione deliberativa – e dai rappresentanti delle forze militari. Si tratta del terzo mandato consecutivo per Kim a capo di questo organismo, istituito nel 2016 come vertice dell’amministrazione politica e considerato l’autorità più alta del regime.
Il rimpasto ai vertici e l’allontanamento della vecchia guardia
La seduta, che segue le elezioni parlamentari di metà marzo e il nono congresso del Partito dei Lavoratori tenutosi a febbraio, non si è limitata a una semplice ratifica. L’assemblea ha infatti sancito un ampio rimpasto ai vertici del potere, promuovendo figure fedeli al leader e allontanando, in alcuni casi, esponenti della vecchia generazione. Tra i cambiamenti più significativi, spicca l’elezione di Jo Yong-won, considerato uno dei più stretti collaboratori di Kim Jong-un, alla presidenza del comitato permanente dell’Assemblea Suprema del Popolo, un ruolo equivalente a quello di presidente del parlamento. Jo Yong-won ha inoltre assunto l’incarico di primo vicepresidente della Commissione per gli Affari di Stato, consolidando la sua posizione come figura di spicco nella gerarchia del potere.
La posizione di Kim Yo-jong e le nomine nel governo
Contestualmente, è stato registrato l’allontanamento di alcuni nomi storici: Choe Ryong-hae, che ricopriva la presidenza del comitato permanente, è stato sostituito, mentre Kim Yo-jong, la potente sorella del leader, è stata sollevata dall’incarico di membro della Commissione per gli Affari di Stato. Una mossa che, secondo gli osservatori citati dalle agenzie di stampa sudcoreane, sembra rafforzare ulteriormente il controllo diretto di Kim Jong-un sull’apparato statale, avvicinando i quadri più fedeli alla sua leadership personale a quasi quindici anni dall’inizio del suo potere. Per quanto riguarda l’esecutivo, Pak Thae-song è stato confermato premier, mentre l’ex primo ministro Kim Tok-hun è stato nominato primo vicepremier, una posizione di nuova creazione che segnala una riorganizzazione delle gerarchie all’interno del gabinetto.
Il contesto geopolitico e le congratulazioni della Russia
La sessione dell’Assemblea Suprema del Popolo, che si protrarrà per due giorni, ha in agenda anche la discussione sull’attuazione del piano quinquennale di sviluppo economico e una possibile revisione della Costituzione socialista. Tra i temi al vaglio, spicca l’ipotesi dell’inserimento formale nella Carta fondamentale di una definizione della Corea del Sud come “stato ostile”, in attuazione della dottrina promossa da Kim Jong-un che sancisce l’esistenza di “due stati separati” sulla penisola. In una dimostrazione di vicinanza politica, il presidente russo Vladimir Putin si è congratulato con Kim Jong-un per la rielezione; in un telegramma pubblicato dal Cremlino, Putin ha sottolineato di apprezzare il contributo personale del leader nordcoreano al rafforzamento delle relazioni bilaterali tra Mosca e Pyongyang.




