Il 22 giugno, da Maradona a Messi: il record che unisce due epoche
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Redazione Sport
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Il 22 giugno, ormai, è una data che appartiene a due numeri dieci. Se per decenni, quel giorno, era stato il giorno di Diego Armando Maradona, per la "Mano de Dios" e per il "Gol del Secolo" segnati nel 1986 contro l'Inghilterra allo Stadio Azteca, da lunedì, esattamente quarant'anni dopo, la stessa data è anche il giorno di Lionel Messi. La partita dell'Azteca nell'86 cominciò alle 12, esattamente come quella di ieri a Dallas: un legame in più.
Il capitano dell'Argentina, infatti, ha scelto il medesimo giorno per scrivere un'altra pagina indelebile della storia del calcio, siglando un doppietta decisiva contro l'Austria che vale la qualificazione agli ottavi di finale e, soprattutto, il record assoluto di reti segnate in una fase finale del Mondiale.
Quarant'anni dopo, il trono dei marcatori cambia nome
Il calcio argentino ha un nuovo primatista. Messi, grazie ai due gol che hanno fissato il punteggio sul 2-0 per l'Albiceleste al Dallas Stadium, ha raggiunto e superato il tedesco Miroslav Klose, fermo a 16 reti, portandosi a quota 18 centri in carriera nella competizione iridata. L'ex attaccante della Germania, che deteneva il record dal 2014, è stato così scalzato dal gradino più alto del podio.
Il primato, peraltro, arriva a suggellare un momento di forma straordinario per il 38enne di Rosario, che due giorni prima del suo 39esimo compleanno ha messo a segno tutti e cinque i gol dell'Argentina nelle prime due gare del torneo. Dopo la tripletta all'Algeria, il capitano ha ripetuto l'impresa in doppia cifra contro gli austriaci, vanificando persino un rigore fallito nei primi minuti di gioco che avrebbe potuto anticipare il record.
Un gol da record, due destini che si incrociano
La cronaca della partita, e del record, è ricca di pathos. Dopo l'errore dal dischetto, il gol della storia è arrivato al 38' del primo tempo, quando Facundo Medina ha confezionato l'assist perfetto per il sinistro di Messi, che non ha lasciato scampo al portiere austriaco. Il secondo gol, arrivato nei minuti di recupero, ha poi messo il sigillo sulla vittoria e sul primato.
La coincidenza temporale con l'impresa di Maradona ha reso l'evento ancora più epico: è come se il testimone del calcio argentino fosse passato simbolicamente tra le due leggende nella stessa data, seppur a distanza di quattro decenni. Mentre il Diez costruiva la sua leggenda nel 1986 con un gesto di genio e furbizia, il suo erede ha scelto il 22 giugno per consolidare il proprio status di "GOAT", il più grande di tutti i tempi, con un record che sembrava inavvicinabile.
Messi, una libertà ritrovata
Da quando ha sollevato la Coppa del Mondo in Qatar nel 2022, il peso del confronto con Maradona è definitivamente svanito. La vittoria del titolo mondiale ha liberato Messi da quell'unica, incombente ombra che per anni aveva offuscato la sua immagine agli occhi dei tifosi più esigenti. Ora, il campione argentino gioca senza pressioni, come ha dimostrato in queste prime partite del Mondiale.
L'Argentina, che punta a ripetere il trionfo e a eguagliare il record di Italia e Brasile di vittorie consecutive, sa di poter contare su un capitano in stato di grazia. Con questo doppio successo, Messi ha anche eguagliato i record di Just Fontaine e Jairzinho, andando a segno in sei partite consecutive della fase finale del torneo. Il dibattito su chi sia stato il più grande, se Maradona o Messi, perde così qualsiasi utilità statistica, trasformandosi in un mero esercizio di fede.




