Netanyahu all'ONU: la retorica non basta più, gli israeliani guardano al piano di Trump

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’intervento di Benjamin Netanyahu all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, atteso come un momento cruciale, sembra essersi risolto in un’operazione di stile. Come ha scritto il sito israeliano Ynet, quel discorso è apparso «più propaganda che sostanza», riflettendo un sentimento diffuso nel paese. La performance, con le sue trovate comunicative come il codice QR sulla giacca, ha riproposto lo schema del leader che punta sull’emotività. Tuttavia, a fronte di una guerra prolungata e di un costo umano elevato, quella retorica oggi appare a molti stanca e inefficace.

Il consenso che si restringe agli estremisti

La reazione del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, che ha elogiato Netanyahu per il rifiuto di uno stato palestinese, delinea i confini di un consenso che si contrae attorno alle frange più estreme della coalizione. È significativo che il plauso più convinto arrivi dall’ultradestra, mentre il resto del paese mostra un atteggiamento più pragmatico. Questo scollamento suggerisce come forze radicali siano in grado di dettare l’agenda, nonostante una stanchezza generale.

L’alternativa concreta: il piano del presidente Trump

In questo scenario, guadagna terreno un’alternativa concreta: il piano per la pace in Medio Oriente avanzato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Molti israeliani lo valutano con interesse crescente, percependo non una dichiarazione d’intenti ma un progetto strutturato, fondato su rapporti di forza chiari. La differenza è nell’approccio: da un lato, le parole di Netanyahu che suonano vuote; dall’altro, l’azione diplomatica di Trump che promette soluzioni pratiche.

Una regia perfetta che non maschera più la realtà

La circolazione a New York di camion con lo slogan “Ricordate il 7 ottobre” dimostra come l’evento fosse meticolosamente orchestrato. Tuttavia, questa regia perfetta non basta più a mascherare le contraddizioni di un conflitto la cui complessità richiede ben altro che operazioni di immagine. La narrazione della pura autodifesa è una versione alla quale, come notano i commentatori, ormai pochi credono al di fuori degli irriducibili, quando a parlare sono le macerie e la sofferenza di tutte le popolazioni coinvolte.

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