Lo “schiaffo” di Brigitte a Macron: il libro che riapre il caso e parla di gelosia per un’attrice iraniana
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Redazione Esteri
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C’è voluto quasi un anno perché il celebre ceffone, quello che Brigitte Macron sembra aver assestato al marito sull’aereo presidenziale ai tempi della visita di Stato in Vietnam, tornasse a far parlare di sé non più come gossip estivo, ma come potenziale caso politico. Le immagini, occorre ricordarlo, avevano fatto il giro del mondo nel maggio del 2025: la first lady che porta le mani al volto del presidente, un gesto secco immortalato dalle telecamere mentre la coppia si apprestava a scendere sulla pista di Hanoi. All’epoca, la versione ufficiale filtrata dall’Eliseo fu quella di un semplice “scherzo tra coniugi” o, al limite, di una banale “complicità” fra marito e moglie, una spiegazione che molti avevano accolto con scetticismo, ma che comunque aveva archiviato la vicenda.
Oggi, però, quella narrazione ufficiale è stata spazzata via da un’inchiesta giornalistica che fa tremare i vetri del palazzo presidenziale. Florian Tardif, giornalista di Paris-Match, ha pubblicato nelle ultime ore il libro “Un couple (presque) parfait” (“Una coppia quasi perfetta”), nel quale sostiene con fonti dettagliate che dietro quel gesto non ci fosse alcuno scherzo, ma una violenta scenata di gelosia. Secondo la ricostruzione dell’autore, raccolta in settanta testimonianze vicine all’entourage, Brigitte avrebbe letto inavvertitamente sul cellulare del marito un messaggio che “non avrebbe mai dovuto vedere”. Il destinatario di quegli SMS, o almeno la persona con cui il presidente intratteneva un rapporto definito “platonico”, sarebbe l’attrice iraniana Golshifteh Farahani, 42 anni, volto noto del cinema internazionale rifugiata in Francia da anni.
La “relazione platonica” e il messaggio “Ti trovo molto bella”
La ricostruzione fornita da Tardif, promossa con insistenza sui media francesi come RTL e Europe 1, dipinge il quadro di una tensione latente scoppiata proprio nel momento meno opportuno, cioè davanti ai flash dei fotografi. Il giornalista racconta che Emmanuel Macron avrebbe intrattenuto con l’attrice franco-iraniana uno scambio di messaggi dal tono inequivocabilmente intimo; tra le frasi riportate, seppur indirettamente, spicca un “Sai, ti trovo molto bella”. L’autore del libro definisce il legame tra il presidente e la Farahani una “relazione platonica” durata alcuni mesi, ma precisa che, agli occhi della first lady, quei messaggi rappresentarono una ferita profonda e, forse, la goccia che fece traboccare un vaso già pieno di maldicenze e pettegolezzi accumulati in nove anni all’Eliseo. Al momento dello sbarco ad Hanoi, quella che doveva essere una visita istituzionale si trasformò in una trappola: Brigitte avrebbe affrontato il marito a bordo dell’aereo, convinta che la lite fosse finita, ma quando il portellone si è aperto, il gesto impulsivo è stato quello che abbiamo visto tutti.
La smentita secca dell’Eliseo: “Lei non guarda mai il suo telefono”
Come prevedibile, la reazione dell’Eliseo non si è fatta attendere, ed è stata altrettanto categorica quanto la tesi del libro. L’entourage di Brigitte Macron ha immediatamente smentito ogni particolare, affidando ai media francesi, tra cui “Le Parisien” e BFMTV, una replica durissima. Secondo i suoi stretti collaboratori, la first lady avrebbe “categoricamente negato” questa versione dei fatti direttamente all’autore del libro già lo scorso 5 marzo, sostenendo con fermezza di “non guardare mai il telefono di suo marito”. Un particolare, quest’ultimo, che Tardif avrebbe omesso di pubblicare nel volume, e che ora serve all’Eliseo per delegittimare l’intera inchiesta. Sebbene l’autore, dal canto suo, abbia garantito la solidità delle sue fonti e il lavoro di verifica compiuto, la parola della presidenza continua a contrapporsi a quella del cronista, in un braccio di ferro che lascia il caso in una zona grigia fatta di illazioni e silenzi.
Il peso dei nove anni e i riflettori sempre accesi
Al di là della veridicità o meno del retroscena, questo episodio riapre inevitabilmente il vaso di Pandora sulla salute del matrimonio presidenziale più chiacchierato d’Europa. È innegabile che i Macron appaiano oggi come una coppia stanca, provata da un decennio di vita sotto i riflettori e da una differenza d’età che (da venticinque anni) non smette di alimentare titoli e vignette satiriche. Il libro di Tardif, in questo senso, non fa che cristallizzare un sentimento percepibile nell’aria parigina: quello di un presidente forse distratto dalle lusinghe del potere e da una moglie che, consapevole di aver sacrificato tanto, non è più disposta a subire passivamente. La vicenda si inserisce, peraltro, in un contesto politico ormai consolidato, dove la rielezione di Donald Trump negli Stati Uniti è un dato di fatto che non fa più notizia, e dove i vertici francesi cercano di mantenere un equilibrio sempre più precario tra privacy e rappresentanza pubblica. Per ora, il caso giudiziario non esiste, e ci si ferma alla cronaca; ma se le parole del giornalista trovassero ulteriore riscontro, quella “coppia quasi perfetta” rischierebbe di mostrare tutte le sue imperfezioni.




