Hokusai a Roma, la grande onda travolge Palazzo Bonaparte: oltre duecento opere per il più grande omaggio mai realizzato in Italia
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Roma si conferma, ancora una volta, crocevia privilegiato per le esposizioni d’arte internazionali di altissimo profilo, ospitando a partire dal 27 marzo e fino al prossimo 29 giugno, presso le monumentali sale di Palazzo Bonaparte, un evento destinato a segnare una tappa fondamentale nel panorama culturale italiano. È qui, infatti, che Arthemisia ha allestito la più ampia retrospettiva mai dedicata nel nostro paese a Katsushika Hokusai, il genio indiscusso dell’ukiyo-e la cui influenza, com’è noto, ha travalicato i confini del Giappone per innervarsi profondamente nel tessuto stesso della sensibilità visiva occidentale. Oltre duecento opere, tra stampe, dipinti e libri illustrati, compongono un corpus espositivo che intende restituire l’intera parabola creativa del maestro vissuto tra il 1760 e il 1849, figura centrale di quel periodo Edo – il lungo arco temporale che va dal 1603 al 1868 – durante il quale fiorì la cultura del cosiddetto “Mondo fluttuante”. Un’epoca, quest’ultima, che non solo rivoluzionò l’immaginario estetico giapponese ma che, con il suo sguardo laico e profondamente umano, avrebbe finito per esercitare un fascino magnetico sugli artisti dell’Occidente a cavallo tra Ottocento e Novecento.
Il cuore espositivo di piazza Venezia e il progetto curatoriale firmato Beata Romanowicz
Lo scenario che accoglie il visitatore è quello di Palazzo Bonaparte, storica dimora affacciata su piazza Venezia al numero 5, un luogo che per la sua stessa architettura dialoga con la solennità dell’arte antica senza mai rinunciare a uno slancio contemporaneo. Le sale sono state allestite per ospitare un percorso cronologico e tematico curato da Beata Romanowicz, con la consulenza scientifica di Francesca Villanti: un percorso che accompagna il pubblico attraverso le fasi salienti della lunga carriera di Hokusai, dall’iniziale produzione di ritratti di attori e cortigiane fino alle celebri serie paesaggistiche che ne hanno fatto un’icona planetaria. Non si tratta, va detto, di una semplice rassegna di opere note, quanto piuttosto di un tentativo di restituire la complessità di un artista che cambiò più volte nome e stile, rinnovandosi di continuo fino agli ultimi anni di vita. La mostra, patrocinata tra gli altri dalla Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, intende così offrire uno spaccato approfondito della produzione hokusiana, includendo anche rarità provenienti da collezioni pubbliche e private internazionali, alcune delle quali mai esposte prima in Italia.
La “Grande Onda” e il suo doppio: una conferenza a Genova per svelare il fenomeno di un’icona globale
Se il cuore pulsante della retrospettiva batte a Roma, l’eco dell’evento si propaga ben oltre i confini della capitale, sollecitando un dibattito critico che coinvolge anche altre realtà istituzionali. È il caso, per esempio, della conferenza in programma a Genova lunedì 20 aprile, con inizio alle ore 17, all’Accademia Ligure di Scienze e Lettere, ospitata all’interno di Palazzo Ducale. In quell’occasione, Donatella Failla – già direttrice del Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone e docente di Storia dell’Arte dell’Asia Orientale all’Università degli Studi di Genova – terrà un intervento dal Titolo “La Onda di Hokusai. Fenomenologia, fortuna, significati di un’icona globale”. L’attenzione si concentrerà, con ogni evidenza, sulla stampa che più di ogni altra ha determinato l’immortalità dell’artista: quella celeberrima “Grande onda” che fa parte della serie *Trentasei vedute del Monte Fuji*, realizzata e pubblicata negli anni 1831. Una serie, quest’ultima, che rappresentò una svolta decisiva nella storia della stampa giapponese, introducendo l’uso del blu di Prussia e una visione del paesaggio capace di cogliere, con un realismo quasi metafisico, la tensione tra la furia dell’elemento naturale e la fragilità della presenza umana.
Le regole della visita, tra orari prolungati e una articolata politica dei biglietti
Per accogliere il flusso di visitatori che un appuntamento di tale portata inevitabilmente richiama, la struttura di piazza Venezia ha predisposto una fascia oraria differenziata che tiene conto delle diverse esigenze del pubblico. Dal lunedì al giovedì, l’apertura è fissata dalle 9.00 alle 19.30; mentre nel fine settimana, il venerdì, il sabato e la domenica, la fruizione si estende fino alle 21.00, con la biglietteria che, va ricordato, chiude sempre un’ora prima rispetto all’orario di chiusura effettivo delle sale. Sul fronte tariffario, la formula scelta prevede un biglietto intero fissato a 17 euro, affiancato da una serie di riduzioni calibrate su diverse tipologie di utenza: queste oscillano da un minimo di 7 euro a un massimo di 16 euro, mentre per chi desiderasse maggiore flessibilità sull’orario di ingresso è disponibile la formula “open” a 19 euro. Non mancano, com’è prassi per le grandi mostre, le consuete agevolazioni: l’ingresso è gratuito per i bambini fino a 4 anni non compiuti, per un accompagnatore per ogni gruppo prenotato, per due insegnanti per ogni gruppo-scuola in visita, per i soci ICOM – con la precisazione, tuttavia, che in quest’ultimo caso la tessera non dà diritto alla coda preferenziale e il titolo d’accesso va ritirato direttamente in cassa – nonché per un accompagnatore di visitatori con disabilità, per i possessori di coupon di invito e per i titolari di Vip Card Arthemisia. L’accesso gratuito è infine riservato ai giornalisti in possesso della regolare tessera dell’Ordine Nazionale. Per informazioni e contatti, è attivo il numero di telefono +39 06 87 15 111, oltre all’indirizzo e-mail info@arthemisia.




