L'intelligenza artificiale, la scommessa italiana secondo Panetta

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ECONOMIA

Redazione Economia Redazione Economia   -   L’allarme, se così si può definire il tono pacato ma fermo del governatore, è scattato lo scorso 29 maggio da palazzo Koch. Fabio Panetta, nel consegnare al Paese le “Considerazioni finali” della Banca d’Italia, ha riservato un capitolo specifico a un tema che, a suo avviso, non rappresenta più una mera opzione per il futuro, bensì il banco di prova immediato per la competitività nazionale: l’adozione dell’intelligenza artificiale. corriere +3

L’analisi del governatore, lungi dal ridursi a una sterile recensione delle potenzialità della tecnologia, si è concentrata sulla necessità di tradurre l’innovazione in crescita diffusa, un passaggio che, per realizzarsi, richiede l’intervento attivo dello Stato e una profonda riconsiderazione del capitale umano disponibile.

È questa la partita, delicata e complessa, che si gioca sul tavolo del governo, una partita dove la posta in gioco è il divario produttivo che da decenni affligge l’economia italiana. agendadigitale +3

L’adozione come banco di prova

Non si tratta, sottolinea Panetta, di una questione meramente tecnologica o di semplice possesso di algoritmi. Il nodo cruciale, avverte il governatore, è il grado di penetrazione dell’AI nel tessuto produttivo, quel famoso "grado di diffusione" che rischia di rimanere un privilegio per pochi. E i numeri, a tal proposito, dipingono un quadro a dir poco preoccupante. treccani +3

Secondo i dati forniti da Bankitalia, solo il 16 per cento delle imprese italiane con almeno dieci addetti utilizza l’intelligenza artificiale, una percentuale che ci colloca addirittura quattro punti al di sotto della media europea.

Peggio ancora, se guardiamo all’integrazione estensiva di questi strumenti nei processi aziendali – quella che potremmo definire la vera e propria rivoluzione – la quota crolla drammaticamente al 5 per cento. firstonline +3

Questa lentezza, paradossalmente, cozza con il dato opposto della digitalizzazione di base, ormai raggiunta da quattro imprese su cinque; come se l’Italia avesse imparato a camminare ma si rifiutasse di correre. Panetta ha avvertito che questo ritardo, se non colmato, rischia di replicare quanto già accaduto negli anni Novanta con l’avvento delle tecnologie dell’informazione, quando l’inerzia del sistema imprenditoriale frenò la produttività per interi decenni. firstonline +3

Il circolo vizioso di capitale umano e innovazione

Le cause di questo scollamento, spiega l’analisi del governatore, affondano le radici in un "circolo vizioso" che intrappola l’economia.

Da un lato, un sistema produttivo che fatica a innovare – basti pensare che il 70 per cento delle imprese lamenta che gli algoritmi non abbiano ancora migliorato la produttività – genera una domanda insufficiente di lavoro qualificato.

Dall’altro, la carenza stessa di quelle competenze, soprattutto nell’ambito delle discipline scientifiche, rende difficoltosa l’adozione delle nuove tecnologie. corriere +3

La fotografia scattata da via Nazionale è impietosa: la quota di laureati si ferma al 30 per cento, e il rendimento economico di una laurea in Italia è significativamente più basso rispetto a quello francese o tedesco. Ne consegue una fuga di talenti – oltre centomila giovani sono partiti tra il 2020 e il 2024 – attratti da mercati del lavoro dove il binomio istruzione-innovazione funziona meglio. firstonline +3

Senza risorse umane qualificate, ha ribadito Panetta, anche le tecnologie più avanzate producono benefici limitati; una frase che suona come un monito diretto a chi crede che basti acquistare software per risolvere i mali strutturali del Paese. firstonline +3

Il ruolo dello Stato e la sfida della produttività

Di fronte a queste debolezze endemiche, il governatore della Banca d’Italia ha rifiutato la tentazione del laissez-faire, tracciando invece una linea chiara che molti analisti hanno accostato idealmente al concetto di "compito civile".

L’intelligenza artificiale, secondo Panetta, non produrrà spontaneamente benessere condiviso se lasciata alle sole dinamiche di mercato; anzi, se la capacità di calcolo globale resta appannaggio di pochissime grandi aziende, il rischio concreto è quello di ampliare ulteriormente i divari economici e sociali. ilgazzettino +3

Per evitare questo esito, è necessaria una strategia di intervento pubblico che vada oltre il semplice sostegno a pioggia. Lo Stato, ha suggerito il governatore, può giocare un ruolo fondamentale come "committente primario" dell’innovazione, innescando quella domanda pubblica capace di trainare l’offerta. corriere +3

La posta in gioco, in termini di crescita, è altissima: se l’adozione dell’AI rimanesse lenta, l’incremento di produttività si fermerebbe allo 0,2 per cento annuo; in caso di diffusione rapida e pervasiva, questo dato potrebbe schizzare oltre l’1 per cento, un’iniezione di ossigeno vitale per un sistema economico che sconta un invecchiamento demografico feroce. corriere +3

L’appello lanciato da palazzo Koch è quindi chiaro e articolato in tutte le sue implicazioni. La transizione tecnologica in corso richiede uno sforzo congiunto: investimenti nella formazione per elevare il livello del capitale umano, accompagnamento per i lavoratori più esposti al rischio di obsolescenza delle mansioni (perché la transizione, ammette Panetta, non sarà priva di costi), e una politica industriale che democratizzi l’accesso agli strumenti dell’AI. laverita +3

Solo affrontando con realismo queste debolezze strutturali, l’Italia potrà trasformare la tecnologia da minaccia a leva decisiva per la propria crescita, evitando di assistere inermi a un nuovo, epocale sorpasso. treccani +3

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.