Gare ambulanti, la premialità agli storici non basta a smontare i limiti del demanio marittimo
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Redazione Economia
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Il via libera definitivo del ministro Adolfo Urso, arrivato lo scorso 10 giugno con la firma del decreto attuativo, ha chiuso un’attesa lunga oltre due anni, restituendo ai Comuni uno schema uniforme per bandire le concessioni di posteggio nei mercati, nelle fiere e nei chioschi; un’operazione, questa, che ridà fiato ai circa 146mila operatori censiti dall’Osservatorio del Mimit, i quali da Bolzano a Trapani potranno finalmente confrontarsi con le stesse regole.
Il testo, la cui intesa era stata già sancita il 30 aprile in Conferenza Unificata, si fonda su un sistema a punti che assegna fino a sessanta criteri obbligatori – tra questi spiccano l’anzianità d’impresa (che può arrivare a valere trentacinque punti) e l’esperienza diretta sul singolo posteggio (fino a quindici) – mentre i restanti quaranta premiano la qualità dell’offerta, la consegna a domicilio o l’uso di mezzi a basso impatto ambientale.
Si tratta, come ha sottolineato l’assessore abruzzese Tiziana Magnacca, di un intervento che colma una lacuna politica e amministrativa, restituendo “certezza del diritto” a una platea finora penalizzata da rinvii e disparità applicative.
Un’architettura a punti che guarda al merito (ma anche all’anzianità)
Nel dettaglio, le nuove linee guida prevedono una durata decennale delle concessioni per i mercati rionali e i chioschi, mentre per le fiore si fa una distinzione: se queste sono storicamente radicate, vige comunque il limite massimo dei dieci anni; in caso di manifestazioni occasionali o contingenti, invece, la durata si allinea semplicemente a quella dell’evento stesso.
Il meccanismo selettivo, imperniato sul raggiungimento di cento punti, cerca così di bilanciare due esigenze spesso in conflitto: da un lato la necessità di rispettare i principi europei di concorrenza e trasparenza, dall’altro la volontà di tutelare chi ha costruito una professionalità sul campo. Vengono introdotti persino dei tetti alla concentrazione – non più di due concessioni per operatore nelle aree con meno di cento posteggi, tre dove si supera questa soglia – per evitare posizioni dominanti e garantire il pluralismo dell’offerta.
Il nodo (irrisolto) delle concessioni demaniali marittime
Tuttavia, se il comparto degli ambulanti ha finalmente ottenuto un quadro organico, lo stesso non si può dire per la realtà, ben più complessa, delle concessioni demaniali marittime; qui il riferimento normativo rimane ancorato all’articolo 4 della legge 118/2022, e il tentativo di introdurre forme di premialità per l’operatore uscente si scontra con un terreno minato da limiti normativi oggettivi, difficoltà applicative e non pochi rischi di distorsione della concorrenza.
A differenza di quanto accaduto per i colleghi dell’ambulantato – dove l’anzianità di servizio viene riconosciuta e pesata con un punteggio preciso – per chi gestisce stabilimenti balneari o aree portuali il criterio della continuità aziendale resta ancora oggi una variabile scomoda, che molti comuni costieri preferiscono non toccare per evitare contenziosi o violazioni delle direttive comunitarie.
La Regione Friuli Venezia Giulia aveva provato a fare leva sulla tutela della professionalità e dell’anzianità, ma il suo appello, sebbene recepito nel testo finale delle linee guida per gli ambulanti, non ha scalfito l’impianto rigido del demanio.
Due mondi, una stessa attesa (ma esiti opposti)
Mentre l’assessore Magnacca ricorda i risultati concreti ottenuti in Abruzzo – come i tre milioni di euro stanziati per la riqualificazione delle attrezzature, con novantadue istanze già finanziate – il settore balneare guarda con un certo scetticismo a questa riforma gemella, chiedendosi perché la stessa “anzianità” che oggi fa salire il punteggio di un ambulante non possa valere altrettanto per un bagnino o un ristoratore sul mare.
Il decreto del ministro Urso, insomma, chiude un capitolo annoso per i mercati rionali, consegnando ai circa 146mila operatori uno strumento chiaro e immediatamente utilizzabile; ma proprio la sua chiarezza mette in luce, per contrasto, il vuoto normativo che ancora caratterizza la gestione del demanio, dove la mancanza di un sistema di premialità strutturato rischia di trasformare ogni gara in una corsa a ostacoli, più che in una reale valorizzazione delle competenze.




