Ostia, nuovo sequestro al V-Lounge: sigilli a duecento cabine tra dubbi e indagini sul demanio marittimo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Sull’arenile di Ostia, quel tratto di litorale romano che negli ultimi anni ha tentato di rinascere tra polemiche e progetti mai del tutto decollati, torna a far parlare di sé il V-Lounge. Non certo per le serate patinate o per i calici sorseggiati dai soliti volti dello spettacolo – quello, in fondo, è il suo marchio di fabbrica – ma per un nuovo, pesante provvedimento della magistratura. Un blitz, condotto dagli agenti del X Gruppo Mare della Polizia Locale insieme alla Guardia di Finanza e alla polizia giudiziaria della Procura di Roma, ha portato al sequestro preventivo di circa duecento cabine dello stabilimento, quelle che fino a ieri rappresentavano il cuore pulsante della cosiddetta “movida di lusso” del litorale.
La misura, eseguita sulla base di un decreto del Giudice per le indagini preliminari di Roma, affonda le radici in una contestazione precisa: l’occupazione abusiva del demanio marittimo. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, le cabine – ciascuna delle quali utilizzata come piccolo spazio privato, deposito o camerino dalla clientela più esclusiva – sarebbero dovute rimanere in loco esclusivamente durante la stagione estiva, per poi essere rimosse al termine. Così non è stato, almeno stando all’ipotesi accusatoria. Le strutture, al contrario, sarebbero state mantenute stabilmente sulla spiaggia per l’intero anno, senza mai ottenere le necessarie autorizzazioni stagionali né, tantomeno, una concessione permanente che ne giustificasse l’esistenza fuori dai mesi canonici.
La violazione del codice della navigazione e il ruolo della procura
Non si tratta, va detto, di una semplice irregolarità amministrativa. La Procura di Roma, attraverso la sua Sezione di Polizia Giudiziaria specializzata in reati urbanistici, ha inquadrato la vicenda nell’articolo 54 del Codice della navigazione, norma che disciplina l’uso e l’occupazione dei beni pubblici demaniali. La violazione, se confermata nelle fasi successive del procedimento, potrebbe configurare un illecito penale legato all’abuso di suolo pubblico in area marittima, un tema particolarmente sensato su questo litorale dove i confini tra concessione regolare e occupazione di fatto sono stati più volte oggetto di contenziosi.
Le duecento cabine sequestrate – e qui sta il dato concreto dell’operazione – rappresentano una porzione significativa dell’intera struttura balneare. Il V-Lounge, negli anni, era diventato una sorta di “tempio” dell’estate capitolina, frequentato da sportivi, personaggi televisivi e persino da qualche esponente politico di passaggio, tanto da meritarsi l’etichetta – peraltro mai smentita – di stabilimento dei “vip” di Ostia. Proprio questa notorietà, paradossalmente, ha finito per metterlo costantemente sotto i riflettori della magistratura, che già in passato aveva posato lo sguardo su alcune sue gestioni precedenti.
Un precedente che pesa e le indagini ancora in corso
Non è la prima volta, infatti, che il V-Lounge finisce nel mirino delle forze dell’ordine. Già in altre occasioni erano scattati accertamenti e persino sigilli, per motivi non dissimili da quelli odierni: mancata corrispondenza tra quanto autorizzato e quanto effettivamente realizzato sull’arenile, oppure permanenza di strutture stagionali oltre i termini consentiti. Stavolta, però, il numero delle cabine sequestrate – duecento – e la tempistica dell’operazione – aprile, a ridosso della ripartenza della stagione balneare – assumono un peso specifico maggiore. Il provvedimento colpisce il V-Lounge proprio nel momento in cui si preparava a riaprire i cancelli per l’estate 2026, con le prenotazioni già avviate e gli eventi in calendario.
Gli agenti del X Gruppo Mare e le Fiamme Gialle hanno lavorato per ore sulla battigia, catalogando ogni singola cabina, apponendo i sigilli e redigendo i verbali di sequestro. Nessuna struttura è stata rimossa fisicamente, almeno per ora, ma l’interdizione all’uso è totale. I gestori, al momento, non hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche, mentre i legali incaricati della difesa stanno studiando gli atti per valutare eventuali richieste di dissequestro o revoca della misura. Quel che appare chiaro, dagli atti della Procura, è che l’indagine non si chiude qui: il fascicolo resta aperto, e non si esclude che possano emergere posizioni di responsabilità anche individuali all’interno dell’organizzazione che gestisce lo stabilimento.
Il piano della procura sul litorale e le implicazioni per le concessioni
Questa operazione, va inquadrata in un disegno più ampio voluto dalla Procura di Roma, che da mesi ha avviato un monitoraggio serrato su tutte le concessioni demaniali del litorale – da Fiumicino a Ostia, fino a Torvaianica. L’obiettivo dichiarato, stando a quanto trapela dagli ambienti giudiziari, è quello di verificare una per una le autorizzazioni rilasciate dai Comuni e dalla Regione, spesso risalenti a decenni fa e altrettanto spesso prive dei necessari aggiornamenti normativi. Il V-Lounge, insomma, rappresenta solo un tassello – per quanto mediaticamente esposto – di un’ispezione molto più capillare.
Le duecento cabine sequestrate resteranno sotto sigillo fino a quando il Gip non deciderà diversamente, eventualmente dopo aver ascoltato le ragioni dei difensori. Nel frattempo, la stagione estiva 2026 per lo stabilimento di lusso inizia con un vuoto pesante: quello di una parte consistente della propria offerta balneare, quella su cui si reggeva gran parte dell’appeal per la clientela più esigente. Per Ostia, che fatica a scrollarsi di dosso la fama di località “difficile” tra cronaca nera e speculazioni edilizie, l’ennesimo sequestro in uno dei suoi locali simbolo rischia di riaccendere i riflettori su un problema mai davvero risolto: chi occupa il demanio, e con quali titoli.




