Concorso INPS 2026, via libera all’assunzione di 1.024 funzionari

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’Istituto nazionale della previdenza sociale, con la delibera n. 100 approvata dal Consiglio di amministrazione lo scorso 10 giugno, ha dato il via libera ufficiale a una delle procedure selettive più massicce degli ultimi anni. Il provvedimento, che contiene il testo integrale del bando in anteprima, prevede l’assunzione a tempo indeterminato di 1.024 unità di personale da inquadrare nell’area dei funzionari, profilo professionale “progettazione, erogazione e controllo dei servizi” (PECS).

La macchina amministrativa, in attesa della pubblicazione ufficiale sul portale inPA e sul sito dell’Ente (attesa entro la fine del mese), ha già fissato le regole del gioco: si procederà per titoli ed esami, con una distribuzione dei posti che copre quasi l’intero territorio nazionale, dalla Direzione generale alle sedi periferiche. In pratica, chi aspira a entrare nei ruoli dell’Istituto dovrà vedersela con un iter selettivo articolato, che parte da un eventuale test preselettivo per arrivare a una prova scritta strutturata in due sezioni obbligatorie.

I requisiti di accesso e le sedi disponibili

Per partecipare non basta un titolo qualsiasi, anzi: il bando è chiaro nel richiedere un diploma di laurea del vecchio ordinamento oppure un titolo equiparato (specialistico o magistrale) in una rosa ben definita di discipline. Si spazia dall’area economica e giuridica (Economia e commercio, Giurisprudenza, Scienze politiche) a quella umanistica e sociale (Sociologia, Psicologia, Lettere, Scienze della comunicazione), includendo persino Ingegneria gestionale. La distribuzione geografica dei 1.

024 posti, quest’ultimi concentrati perlopiù al Nord e nei grandi poli burocratici, la dice lunga sulle priorità dell’Istituto: 195 posti sono destinati alla Direzione Servizi al Territorio (Direzione Generale), seguita da Roma con 146 unità e Milano con 139. Non mancano, però, opportunità in Regioni come l’Emilia Romagna (112), il Piemonte (93) e la Toscana (91), mentre altre realtà come l’Umbria (solo 2 posti) o la Valle d’Aosta (5) avranno una consistenza decisamente più contenuta.

Le prove: dalla preselezione alla prova scritta innovativa

L’iter concorsuale, se il numero delle domande dovesse superare quota 4.000 (eventualità più che probabile, data la mole di posti e la cronicità della fame di lavoro nel comparto pubblico), si aprirà con una prova preselettiva di 60 quiz a risposta multipla. Quest’ultima, che verte su logica, comprensione verbale, lingua inglese, informatica e cultura generale, serve solo a scremare le folle e non incide sulla graduatoria finale.

Il vero banco di prova è la prova scritta, che si discosta nettamente dai soliti quiz: essa si articola in due sezioni valutate separatamente in trentesimi, ed è necessario raggiungere almeno 21/30 in entrambe per evitare l’esclusione. La prima parte chiede l’analisi di brani tecnico-giuridici (con completamento di testi e quesiti di comprensione) sulle materie cardine come diritto del lavoro, legislazione sociale e organizzazione della PA.

La seconda, invece, abbandona la teoria per approdare alla pratica, sottoponendo ai candidati casi situazionali e scenari operativi per valutare il problem solving, le capacità decisionali e le competenze relazionali.

La valutazione dei titoli e l’iter di candidatura

Una volta superata la soglia della prova scritta, entra in gioco la valutazione dei titoli, che può assegnare fino a un massimo di 10 punti aggiuntivi. Ciò che pesa di più, in questo frangente, è il voto di laurea (fino a 2 punti per il 110 e lode), la presenza di un’ulteriore laurea nelle discipline ammesse (massimo 3 punti) e i titoli accademici post-laurea come master o dottorati di ricerca (fino a 5 punti).

Per quanto riguarda la domanda, non ci sono scorciatoie: l’invio avviene esclusivamente online tramite il Portale inPA, utilizzando SPID, CIE o CNS, e la finestra utile per candidarsi sarà di 30 giorni a partire dalla data di pubblicazione ufficiale del bando. Lo ripetiamo, perché è un dettaglio che fa la differenza: è obbligatorio possedere un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC), intestato al candidato, pena l’esclusione dalla procedura.

I neoassunti, dopo la firma del contratto a tempo pieno e indeterminato, dovranno superare un periodo di prova di quattro mesi, al termine del quale, in assenza di risvolti negativi, la stabilizzazione diventerà effettiva.

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