La difesa di Bossi agita la Lega
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Redazione Interno
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La questione dell'espulsione di Umberto Bossi, fondatore della Lega, ha scatenato un dibattito interno al partito. Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia e figura di spicco del leghismo, ha espresso la sua contrarietà a tale mossa. "Bossi non si tocca. È il fondatore, colui che ha sempre consentito a tutti noi di svolgere attività politica", ha dichiarato.
La posizione di Fontana
Nonostante le parole di Fontana sembrino definitive, sono le uniche in difesa del fondatore. Questo avviene all'indomani dell'annuncio di Matteo Salvini, leader della Lega, di voler consultare i militanti per decidere quale azione intraprendere nei confronti di Bossi. Il fondatore della Lega ha infatti dichiarato di aver votato per un'altra lista, quella di Forza Italia, durante le ultime elezioni.
Il paragone con il Papa
A difesa di Bossi si è schierato anche l'ex senatore e cofondatore del partito, che ha paragonato l'espulsione del fondatore della Lega a quella del Papa dal Vaticano. "Cacciare l’Umberto dalla Lega sarebbe come cacciare il Papa dal Vaticano", ha affermato.
Le porte che si chiudono e quelle che si aprono
La questione Bossi non è l'unica a scuotere la Lega. Salvini sta infatti considerando di chiudere le porte ai membri del partito che considera traditori. Allo stesso tempo, potrebbero aprirsi nuove porte per consentire il ritorno dell'Alternative für Deutschland (AfD), dopo l'espulsione dalla delegazione a Strasburgo del nostalgico delle SS Maximilian Krah. Quest'ultima questione sarà discussa nell'eurogruppo Identità e democrazia che si riunisce oggi a Bruxelles.




