Saic Motor denuncia Bruxelles alla Corte di giustizia Ue
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Redazione Economia
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La spinosa questione dei dazi europei sulle auto cinesi finirà presto all'attenzione della Corte di giustizia dell'Unione Europea. Saic Motor, azienda automobilistica con sede a Shanghai, ha annunciato che intende denunciare Bruxelles di fronte alla "Curia" per proteggere i propri interessi, dopo che l'Ue ha deciso di aumentare le tariffe sui veicoli elettrici costruiti in Cina fino al 45,3%. Tutto è iniziato con una serie di indagini in merito agli aiuti di Stato forniti da Pechino agli attori dell'automotive made in China.
Con la fine di ottobre, le auto elettriche cinesi dovranno pagare i nuovi balzelli. La misura è destinata a durare cinque anni, ma la debolezza industriale europea è tale da far pensare che l'Ue voglia strappare alla Cina promesse di investimenti, tanto più nel caso in cui, se negli Usa vincesse Trump, l'America dovesse varare nuove misure protezionistiche. L'Unione Europea ha introdotto dazi mirati per “contrastare le sovvenzioni cinesi e favorire una concorrenza più equa”, applicando tariffe variabili a seconda del livello di aiuti governativi ricevuti dai marchi. SAIC Motor, casa automobilistica statale cinese, è soggetta alla tariffa più elevata del 35,3%, che si aggiunge al 10% già esistente.
In una nota, SAIC ha espresso “profondo rammarico” per la decisione dell’UE, annunciando un’azione legale per difendere i propri “legittimi diritti e interessi”. Nicolas Lamp, esperto di risoluzione delle controversie nell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) e ora docente alla Queen’s University in Canada, ha dichiarato che i dazi americani sono illegittimi e dannosi, mentre quelli europei, calibrati, rispettano le norme internazionali.




