Droni in Europa: la nuova minaccia per la sicurezza aeroportuale
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Redazione Esteri
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La vulnerabilità degli aeroporti europei di fronte alla minaccia dei droni sta assumendo contorni sempre più concreti e allarmanti. Gli esperti definiscono questa emergenza una vera e propria «guerra». La sfida principale risiede nella natura estremamente variegata del concetto di drone, che comprende una gamma di mezzi a controllo remoto che spazia da semplici apparecchi per ricognizione a veri e propri ordigni, alcuni equiparabili a missili cruise dotati di testata esplosiva.
Una minaccia difficile da contrastare
Come sottolineato dall’analista Gilli, questa diversità intrinseca rende il fenomeno particolarmente insidioso. Contrastarlo richiede infatti contromisure altrettanto differenziate, in grado di neutralizzare sia piccoli droni ricreativi che sistemi d'arma più sofisticati.
L'incidente di Copenaghen
Una dimostrazione palpabile di questa fragilità si è verificata all'aeroporto di Kastrup, a Copenaghen. L'avvistamento di tre droni di grandi dimensioni ha costretto alla chiusura dello spazio aereo per oltre quattro ore. Le autorità danesi hanno denunciato l'episodio come una «grave minaccia per il paese», gettando nel caos i collegamenti aerei con decine di voli cancellati o in ritardo e coinvolgendo circa trentamila passeggeri.
La tensione geopolitica e l'allarme Nato
Il contesto in cui si inseriscono questi eventi è già fortemente teso a causa del conflitto in Ucraina. Parallelamente all'incidente danese, l'Alleanza Atlantica si è riunita d'urgenza su richiesta dell'Estonia, dopo che l'aviazione russa aveva violato per dodici minuti lo spazio aereo estone con tre caccia Mig-31. La Nato ha riaffermato la volontà di impiegare «tutti gli strumenti necessari» per difendersi.
Una strategia destabilizzante
Quello estone non è un caso isolato, ma l'ultimo di una serie di incidenti che hanno interessato i cieli di Romania, Norvegia e Danimarca stessa. Anche l'aeroporto di Oslo è stato recentemente paralizzato da droni non identificati. Sebbene le indagini di Danimarca e Norvegia siano ancora in corso, molti osservatori indicano la Russia come il principale indiziato, un'ipotesi che Mosca ha prontamente smentito.




