Trump e Putin, il gelo dopo i summit: Mosca respinge gli accordi
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Redazione Esteri
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Pochi giorni dopo i colloqui in Alaska e Washington, celebrati dalla Casa Bianca come un successo, arrivano i segnali di gelo da Mosca. Le dichiarazioni ottimistiche di Donald Trump, convinto di poter aprire la strada a una svolta nei negoziati sull’Ucraina, si scontrano con i niet del Cremlino, che ribadisce la propria linea intransigente. L’incontro del 15 agosto tra il presidente russo Vladimir Putin e Trump, il primo dal 2019, non ha prodotto accordi formali, nonostante si sia discusso di un possibile cessate il fuoco, di un nuovo trattato sugli armamenti nucleari e della riapertura delle esportazioni ucraine attraverso il Mar Nero.
Da Washington, Trump ha parlato di progressi sostanziali, menzionando le garanzie di sicurezza e l’ipotesi, peraltro remota, di un incontro diretto tra Putin e Volodymyr Zelensky. Ha però negato con decisione di stare negoziando a nome di Kiev, lasciando intendere che gli Stati Uniti agiscano ormai seguendo una propria agenda, la quale, come sottolinea il professor Aldo Ferrari, titolare della cattedra di russo a Ca’ Foscari, riflette primariamente gli interessi di Washington e Mosca, non quelli di Ucraina e Unione Europea




