Guerra in Iran, il cortocircuito di Salvini sull'informativa di Meloni e l'audizione di Caravelli al Copasir

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La dichiarazione, netta e senza appello, arriva intorno a metà mattina: la presidente del Consiglio, annuncia Matteo Salvini ai cronisti a margine di un sopralluogo a Cinisello Balsamo, andrà in Parlamento a riferire sulla crisi in Medio Oriente. Un’informativa urgente, quella sulla guerra in Iran, che le opposizioni avevano formalmente richiesto già nella serata di lunedì ai presidenti di Camera e Senato e che il vicepremier leghista, con poche battute, dà per certa, aggiungendo anzi che nel corso della settimana si terrà pure un Consiglio dei ministri dedicato all’escalation che sta infiammando il Golfo. Peccato, però, che a Palazzo Chigi non risulti nulla di tutto ciò: nessuna riunione del cabinetto all’ordine del giorno se non quella ordinaria di venerdì, e nessuna comunicazione della premier calendarizzata nelle prossime ore a Montecitorio o a Palazzo Madama. Il cortocircuito, in seno alla maggioranza, è servito.

E così, a distanza di pochi minuti, arriva puntuale la retromarcia del leader della Lega, costretto a una nota ufficiale per precisare il senso delle sue parole e smussare un annuncio che aveva colto di sorpresa non solo i giornalisti ma, a quanto pare, i diretti interessati. Il governo, si legge nella precisazione, ha già informato il Parlamento, e lo ha fatto nella giornata di lunedì con le audizioni dei ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto dinanzi alle commissioni Esteri e Difesa riunite. Quanto alla presenza della presidente Meloni in Aula, Salvini chiarisce di essersi riferito alla comunicazione in vista del prossimo Consiglio Europeo, prevista per il 18 marzo, una prassi istituzionale che nulla ha a che vedere con un’informativa specifica sulla guerra in Iran e le sue ricadute sugli italiani ancora bloccati nell’area. Una precisazione doverosa, la sua, che però non cancella l’impressione di una certa disorganicità nella comunicazione dell’esecutivo mentre il Medio Oriente brucia e centinaia di connazionali cercano di fare rientro.

Nel frattempo, però, un’altra partita si gioca su un tavolo ben più riservato. Mercoledì pomeriggio, alle quindici, il prefetto Giovanni Caravelli, attuale capo dell’Aise, i servizi segreti per l’estero, sarà ascoltato dal Copasir, il comitato parlamentare che vigila sull’attività dell’intelligence. Un’audizione, questa, che arriva a due settimane esatte dall’ultima volta in cui Caravelli si era seduto dinanzi ai membri del comitato, e che si preannuncia cruciale per comprendere cosa i nostri servizi sapessero – e soprattutto quando lo sapessero – dell’imminente attacco congiunto di Stati Uniti e Israele al territorio iraniano. Nell’informativa del dieci febbraio, peraltro, il capo dell’Aise aveva già definito “probabile” un’azione militare americana contro Teheran, basandosi su analisi territoriali e fonti aperte. Ora si tratterà di capire se ci siano stati sottovalutazioni o mancati allarmi, anche alla luce di quanto dichiarato dallo stesso Crosetto, il quale ha apertamente ammesso che nessun Paese europeo, Italia inclusa, era stato avvertito preventivamente dell’operazione.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.