Rapporto Inps 2026: cresce l'occupazione, ma gli stipendi restano bassi
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Redazione Interno
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Il Rapporto Inps 2026 evidenzia una crescita dell'occupazione accompagnata da un aumento delle retribuzioni medie, ma sottolinea come il livello degli stipendi continui a rappresentare un elemento centrale dell'analisi. Nel documento vengono inoltre approfonditi gli effetti dello smart working sulla carriera dei genitori e le conseguenze di alcune misure di sostegno alla natalità. Il quadro proposto mette insieme dati sul mercato del lavoro, dinamica salariale e politiche familiari, offrendo una fotografia articolata delle principali tendenze osservate.
Stipendi in aumento e confronto con l'inflazione
Secondo il Rapporto, nel 2025 i dipendenti pubblici e privati, esclusi gli operai agricoli e i lavoratori domestici, sono stati 21,045 milioni. La retribuzione media annua effettiva è risultata pari a 27.649 euro, con una crescita del 3,6% rispetto all'anno precedente e del 14,5% rispetto al 2019, periodo precedente alla pandemia. L'Inps indica che questo andamento corrisponde a un tasso medio annuo del 2,3%, ma precisa anche che per comprendere la reale portata dell'aumento salariale è considerato cruciale confrontare tali dati con l'andamento dell'inflazione, elemento ritenuto indispensabile per valutare il potere d'acquisto delle retribuzioni.
Nel rapporto trova spazio anche il tema del lavoro da remoto. L'Inps rileva che lo smart working si conferma uno strumento capace di ridurre fino all'87% la cosiddetta "child penalty", cioè la penalizzazione della carriera legata alla nascita di un figlio. Secondo i dati riportati, questa modalità di lavoro favorisce anche la fecondità e contribuisce a tutelare maggiormente il reddito dei lavoratori, con una crescita dello stipendio che può arrivare fino a 1.300 euro nell'anno successivo alla nascita del figlio.
Il caso del Bonus bebè Sardegna e gli effetti sulle nascite
Tra gli approfondimenti contenuti nel Rapporto Inps 2026 figura anche l'analisi del Bonus bebè Sardegna, introdotto dalla Regione nel 2022 per contrastare il calo demografico. Il beneficio è indipendente dal reddito familiare ed è cumulabile con l'Assegno unico. Le famiglie beneficiarie ricevono 7.200 euro all'anno fino ai cinque anni di età del bambino, per un totale di 36.000 euro per il primo figlio e 24.000 euro per quelli successivi, secondo quanto riportato nel documento.
L'Inps evidenzia inoltre che il bonus destinato alle famiglie con figli residenti nei comuni con meno di 3.000 abitanti ha prodotto un impatto significativo sulla natalità. L'analisi stima un aumento medio di poco superiore a 0,3 nati al mese, equivalente a circa 3,6 nascite in più all'anno. Poiché il numero medio mensile di nati nei comuni interessati dopo l'introduzione della misura è pari a 1,44, l'effetto corrisponde a un incremento delle nascite di circa il 21%. Lo stesso approfondimento segnala però che il caso mostra anche come il bonus possa favorire le nascite mentre, allo stesso tempo, allontana le donne dal lavoro, mettendo in evidenza gli effetti prodotti dalla misura sui diversi aspetti del mercato occupazionale e delle politiche familiari.




