Il fronte yemenita infiamma il Golfo, Houthi colpiscono base saudita e Riad chiude l'oleodotto Est-Ovest
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Redazione Esteri
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La crisi geopolitica nel Medio Oriente tocca un nuovo picco di tensione, stringendo l'Arabia Saudita in una morsa drammatica su più fronti. I ribelli Houthi dello Yemen hanno rivendicato un attacco con missili balistici e droni contro una base militare nella regione di Sharurah, nel sud del regno, affermando di aver preso di mira depositi di armi e centri di comando e controllo.
Il portavoce militare del gruppo, Yahya Saree, ha dichiarato che l'operazione è stata condotta con un'ampia salva di ordigni e che gli attacchi sono stati «precisi e diretti», precisando che si tratta di una rappresaglia per le continue azioni militari saudite contro lo Yemen. Le autorità di Riad non hanno rilasciato commenti immediati sulle rivendicazioni.
L'oleodotto nel mirino e la chiusura precauzionale
L'attacco alla base di Sharurah arriva a stretto giro di tempo da un altro colpo inferto alle infrastrutture energetiche saudite, un settore che rimane al centro della strategia militare degli Houthi. Nella notte precedente, diversi droni lanciati dal territorio iracheno hanno colpito l'oleodotto Est-Ovest, un'arteria fondamentale per l'esportazione del greggio con una capacità di trasporto fino a 7 milioni di barili al giorno.
Secondo quanto riferito dal ministero dell'Energia saudita, l'attacco ha provocato feriti e danni alle stazioni di pompaggio, rendendo necessaria la chiusura temporanea della condotta a scopo precauzionale. Il ministero degli Esteri di Riad ha attribuito la responsabilità del raid a droni provenienti «dall'Iraq» e ha annunciato la decisione di non rispondere in questa fase, su richiesta del primo ministro iracheno Ali al-Zaidi, pur ribadendo il diritto di adottare tutte le misure necessarie per proteggere la propria sovranità.
L'avanzata costiera e l'emergenza umanitaria
Sul terreno yemenita, l'offensiva delle milizie sciite ha permesso loro di completare la presa sul litorale del Mar Rosso, inclusa la città portuale strategica di Mocha, e di estendere il controllo sullo stretto di Bab el-Mandeb, un passaggio vitale per la navigazione globale. Questa avanzata ha innescato una fuga di massa: l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ha registrato almeno 76.000 sfollati da luglio, con un'impennata di quasi 10.000 unità in sole ventiquattro ore. La provincia di Taiz è stata la più colpita, con circa 50.000 persone costrette ad abbandonare le proprie case, mentre circa 1.400 yemeniti sono fuggiti verso Gibuti attraverso il golfo, spingendo le autorità locali a segnalare arrivi record. Il direttore generale dell'Oim, Amy Pope, ha sottolineato che molte famiglie sono state costrette a spostarsi per la seconda o terza volta nel conflitto, perdendo tutto ciò che avevano.
Teheran detta le condizioni su Hormuz
Il quadro regionale si complica ulteriormente sul fronte diplomatico dello Stretto di Hormuz, chiuso dall'Iran dall'inizio delle ostilità. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha chiarito che l'accordo raggiunto con l'Oman sulla definizione di nuove rotte di ingresso e uscita dal Golfo Persico non implica «in alcun modo» una riapertura del passaggio marittimo.
Parlando con il quotidiano Al-Araby Al-Jadeed, ripreso da Al Jazeera, il capo della diplomazia di Teheran ha annunciato che i dettagli dell'intesa e le mappe della nuova rotta saranno forniti ai Paesi partecipanti durante un incontro con gli Stati del Golfo in programma nella capitale omanita. Secondo fonti vicine al team negoziale iraniano, la Repubblica islamica ha trasmesso agli Stati Uniti un elenco di sette condizioni che Washington deve soddisfare prima di accettare la riapertura dello Stretto, la cui navigazione resta quindi bloccata.
Il rinvio del vertice regionale
A complicare ulteriormente il quadro diplomatico è giunta l'annuncio del rinvio del vertice previsto per domani a Muscat. Il ministro degli Esteri dell'Oman, Badr al-Busaidi, ha dichiarato che l'incontro tra i Paesi del Golfo e l'Iran non si terrà, precisando che «rimaniamo impegnati a favorire un dialogo che supporti la stabilità e una cooperazione duratura nella nostra regione».
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, intanto, ha rincarato la dose su X attaccando Washington: «Gli Stati Uniti colpiscono le infrastrutture civili», ha scritto, aggiungendo che l'Iran «non si arrenderà al bullismo».
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