Fumo nero sull'aeroporto di Riad, gli Houthi colpiscono Aramco e avvertono l'Italia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una densa colonna di fumo nero si è levata all'alba nei pressi dell'aeroporto internazionale King Khalid di Riad, la principale porta d'accesso dell'Arabia Saudita dall'estero. Le fiamme, divampate da un deposito di carburante della compagnia petrolifera statale Aramco situato nelle vicinanze dello scalo, sono state spente dai vigili del fuoco, ma per ore hanno reso visibile da gran parte della capitale saudita la portata dell'attacco.

Prima che il fumo comparisse all'orizzonte, nella notte tra venerdì e sabato i residenti hanno ricevuto sui cellulari un'allerta della Protezione civile per una "minaccia aerea ostile", con l'invito a restare al chiuso: è la prima volta che accade da quando, a luglio, è ripresa l'escalation con i miliziani yemeniti.

Esplosioni e disagi allo scalo

Poco dopo le tre del mattino, due forti boati hanno scosso la città, facendo tremare le finestre degli edifici. L'allarme è stato revocato circa mezz'ora più tardi, ma i disagi per il traffico aereo sono proseguiti per l'intera giornata: il sito specializzato FlightRadar24 ha classificato l'aeroporto al massimo livello di perturbazione, con voli cancellati o in forte ritardo, prima che la situazione tornasse gradualmente alla normalità. Non c'è stata, almeno in un primo momento, alcuna conferma ufficiale saudita sulle cause dell'incendio né sui danni effettivi.

La rivendicazione degli Houthi

Il portavoce militare del movimento yemenita, Yahya Saree, ha annunciato su Telegram di aver condotto "due operazioni militari riuscite" con "un gran numero di missili balistici e da crociera e droni". La prima, ha precisato, ha preso di mira "siti sensibili" nella capitale saudita; la seconda gli impianti di Aramco nella città portuale di Yanbu, sul Mar Rosso, snodo cruciale per le esportazioni di greggio del regno.

Secondo Saree, le azioni sono una risposta ai "continui raid aerei aggressivi" condotti da Riad, che le forze houthi hanno quantificato in 732 incursioni sul territorio yemenita.

La precisazione sull'Italia e l'Eurofighter colpito

Sul fronte diplomatico, il governo di Sanaa ha preso posizione in merito al coinvolgimento italiano nella vicenda. "La nostra è una resistenza armata legittima di fronte alla prolungata aggressione saudita. Non siamo in guerra con l'Italia e non intendiamo coinvolgere il vostro Paese. Ma ci chiediamo cosa ci fanno gli aerei italiani in Arabia Saudita a sostegno della guerra di Riad contro di noi".

Lo ha dichiarato all'ANSA Muhammad Mansur, funzionario del ministero dell'informazione del governo Houthi, interpellato sull'attacco alla base aerea di Taif nel quale, due giorni prima, era stato colpito un velivolo militare italiano, un Eurofighter, mentre si trovava all'interno dello scalo.

La difesa saudita e il contesto del conflitto

Il portavoce della coalizione a guida saudita, il maggior generale Turki Al-Maliki, ha reso noto che le difese aeree del regno hanno intercettato e distrutto un missile balistico lanciato verso Riad, sventando nel contempo tentativi di attacco contro le città di Baysh, Taif, Farasan e Yanbu. Al-Maliki ha definito l'escalation "una dimostrazione dell'intransigenza della milizia houthi" e del suo "sistematico targeting di civili e infrastrutture civili", rivendicando il diritto della coalizione di adottare le misure ritenute necessarie per deterrenza.

L'attacco alla capitale segna un salto di qualità nell'offensiva dei miliziani, che fino a questo momento avevano concentrato i colpi su installazioni petrolifere e basi militari nel sud del Paese o lungo la costa del Mar Rosso, senza mai minacciare direttamente Riad dall'inizio delle ostilità riprese in estate.

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