Lombardia progetta hub europeo per i tessuti mentre le donazioni calano del 25%
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Redazione Interno
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Mentre la sanità regionale continua ad assistere gli undici pazienti, le cui condizioni restano stabili, giunti a Niguarda dopo l'incendio di Crans-Montana, la Lombardia riflette su un dato che quell'evento tragico ha reso di bruciante attualità. L'episodio svizzero, infatti, ha portato all'estremo la necessità di avere a disposizione, in tempi rapidissimi, tessuti umani per far fronte a traumi gravissimi, una lezione che non è passata inosservata. È in questo contesto, mentre alcuni dei ricoverati necessitano ancora di supporto respiratorio a causa delle lesioni polmonari da inalazione, che si inserisce il progetto ambizioso di fare della regione un punto di riferimento continentale per la gestione di organi e, soprattutto, tessuti.
Il paradosso dei numeri e l'allarme per i tessuti
Le statistiche del 2025, però, disegnano un quadro contraddittorio che lancia un segnale d'allarme. Se da un lato le donazioni di organi solidi hanno visto un incremento del 5% e quelle di cornee un confortante +15%, dall'altro si è registrato un crollo, quantificabile in un quarto in meno, per quanto riguarda i tessuti. Una diminuzione che appare ancor più critica se si considera che, mentre un trapianto d'organo interviene per salvare una vita, è spesso il trapianto di tessuti – si pensi alla pelle per gli ustionati, alle valvole cardiache o ai segmenti ossei – a ridare un futuro e una qualità dell'esistenza a chi ha superato eventi traumatici devastanti. La disponibilità di queste sostanze di origine umana, le SoHO, diventa quindi un elemento cardine per la medicina rigenerativa e per la cura dei grandi traumatizzati, come quelli giunti dalla Svizzera.
Il piano regionale per un hub europeo
Proprio per rispondere a questa esigenza, emersa con forza anche in seguito a fatti di cronaca, la giunta regionale ha approvato alla fine di dicembre le nuove 'Regole di Sistema' che tracciano la rotta. L'obiettivo dichiarato è potenziare la già solida rete dei trapianti lombardi, con un occhio particolare al 2026, per trasformarla in un centro di eccellenza a livello europeo. L'idea è quella di creare una struttura hub, un vero e proprio polo logistico e tecnologico, in grado di ottimizzare la raccolta, la conservazione e la distribuzione di tessuti, rendendoli immediatamente disponibili non solo per le emergenze ma per la programmazione chirurgica ordinaria. Un processo tecnologico pilota che parte, inevitabilmente, dalla consapevolezza aumentata dopo gli eventi di Crans-Montana.
La sfida della raccolta e la banca dati
La creazione di un hub, però, deve fare i conti con il calo preoccupante nelle donazioni. Per invertire questa tendenza e garantire una scorta adeguata di questi materiali biologici preziosi, la Regione sta studiando parallelamente un sistema per incentivare le donazioni e razionalizzare la gestione. Tra gli strumenti ritenuti fondamentali c'è l'istituzione di una banca dati regionale avanzata, uno strumento che possa mappare in tempo reale la disponibilità di tessuti, incrociare le necessità cliniche con le donazioni potenziali e ottimizzare tutta la filiera, dalla prelievo all'utilizzo. Si tratta di un passaggio cruciale, perché la carenza di tessuti, a differenza di quella di alcuni organi, può condannare i pazienti a lunghe attese e a esiti funzionali meno soddisfacenti, privandoli di quel pieno recupero che la medicina dei trapianti oggi può offrire.




