Città del Messico, la Marina cattura “El Jardinero”: il successore di “El Mencho” finisce in trappola
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Redazione Esteri
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Non è stato un colpo di teatro né una resa patetica, bensì l’epilogo di una sorveglianza durata diciannove mesi: i reparti speciali della Marina militare messicana hanno spezzato la catena di comando del Cartello di Jalisco Nuova Generazione (CJNG) arrestando Audias Flores Silva. Questi, meglio conosciuto nell’ambiente criminale come “El Jardinero”, era considerato una sorta di erede designato. E lo si evince dal ruolo cruciale che ricopriva, ovvero quello di principale fattore logistico e uomo di fiducia dell’ex leader Nemesio Oseguera Cervantes, “El Mencho”, ucciso a febbraio in un’operazione militare. La cattura, avvenuta nello stato occidentale di Nayarit – precisamente nella località di El Mirador, a una ventina di chilometri da Puerto Vallarta – ha smantellato un’imponente struttura di sicurezza personale. Il boss, circondato da una vera e propria scorta armata composta da una sessantina di sicari e trenta pick-up, ha cercato invano di sottrarsi al blitz celandosi in un canale di scolo stradale.
L’assedio silenzioso di 500 uomini e la taglia da 5 milioni
L’operazione, pianificata e coordinata dal Segretario della Sicurezza Omar Garcia Harfuch, ha sfruttato un’imponente mole di mezzi aerei (sei elicotteri, secondo alcune ricostruzioni, oltre a droni e aerei da ricognizione) per neutralizzare il perimetro difensivo senza esplodere un sol colpo. Nei fatti, i vertici del CJNG perdono non solo un capo regionale, ma anche il supervisore dei laboratori di metanfetamine e fentanyl sparsi tra Jalisco, Zacatecas e la costa pacifica. La sua rilevanza per la sicurezza internazionale era certificata dalla DEA, che già dal 2025 aveva emesso un’allerta globale offrendo una ricompensa di cinque milioni di dollari per chiunque fornisse informazioni utili alla sua localizzazione. D’altronde, su Flores Silva pendeva una richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti, dove lo attendono accuse pesantissime: cospirazione per la distribuzione di oltre cinque chili di cocaina e un chilo di eroina, oltre a violazioni della legislazione sulle armi da fuoco commesse in concorso con l’attività di narcotraffico.
Il peso del passato e le crepe nel sistema difensivo
L’arresto di “El Jardinero” acquisisce una profondità maggiore se si analizza il suo profilo giudiziario, costellato da precedenti condanne che non scalfirono la sua ascesa. Già negli Stati Uniti, venticinque anni fa, aveva scontato una pena detentiva per traffico di stupefacenti; una volta tornato in patria, nel 2016 fu tratto in arresto per la partecipazione a un’imboscata contro agenti di polizia nella regione di Soyatlán, salvo poi tornare in libertà dopo tre anni. Le autorità messicane, attraverso un’inchiesta lunga e certosina, ne hanno seguito le tracce fino al rifugio di Nayarit. E qui sorge l’elemento forse più interessante dell’intera vicenda: la fuga precipitosa della sua scorta – che si è dispersa prima ancora dell’assalto finale – lascia supporre l’esistenza di una soffiata interna o, quantomeno, di un profondo tradimento maturato negli equilibri fragili del cartello. Una dinamica che ricorda da vicino le lotte intestine viste nel Cartello di Sinaloa dopo la cattura di “El Mayo” Zambada, le quali hanno generato faide sanguinose per il controllo del territorio.
Il “modus operandi” della cooperazione forzata tra Messico e Stati Uniti
Difficile separare il successo sul campo dalle complesse relazioni diplomatiche in atto. Sebbene la narrativa ufficiale della presidente Claudia Sheinbaum insista sulla sovranità delle operazioni, la collaborazione con l’intelligence statunitense si è rivelata un fattore determinante per restringere il cerchio attorno a Flores Silva. Si tratta di un’alleanza pragmatica, sebbene segnata da inciampi istituzionali evidenti: solo dieci giorni prima dell’arresto, la presenza di agenti della Cia in Chihuahua – tenuta nascosta alle autorità messicane fino a un tragico incidente stradale – aveva innescato polemiche roventi e costretto alle dimissioni un procuratore locale. Ciononostante, l’efficacia delle forze speciali della Marina messicana nel neutralizzare i vertici del CJNG rappresenta un segnale concreto. Accanto a “El Jardinero”, nelle stesse ore, è stato catturato anche Alexander Benavides Flores, alias “R9”, capo della fazione “Los Metros” (Cartello del Golfo), operazione che ha scatenato atti di intimidazione e blocchi stradali nella città di Reynosa, al confine con il Texas, prontamente smantellati dalle autorità senza vittime accertate.
Meta Description: Arrestato in Messico “El Jardinero”, erede del boss “El Mencho” del Cartello Jalisco. La cattura dopo 19 mesi di indagini con gli Stati Uniti.




