Bff Bank, l’agenzia Dbrs Morningstar taglia il rating e l’outlook diventa negativo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non si placa la tempesta che si è abbattuta su Bff Bank, l’istituto milanese specializzato nel factoring di crediti verso la pubblica amministrazione, travolto nelle ultime settimane da una bufera giudiziaria e di mercato che ne ha eroso capitalizzazione e credibilità. L’ultimo colpo, per certi versi il più significativo sul piano della solidità percepita, è arrivato dall’agenzia di rating Morningstar Dbrs, che ha rivisto al ribasso i propri giudizi sul merito creditizio della banca, abbassando contestualmente a negativo l’outlook, quell’indicazione che proietta verso il futuro le attese sull’affidabilità dell’emittente -1. Gli analisti hanno infatti tagliato il Long-Term Issuer Rating, il rating sul debito a lungo termine, portandolo a “BB” dal precedente “BB (high)”, un gradino appena più giù, mentre il giudizio sul debito a breve termine è scivolato a “R-4” da “R-3” -1. Parallelamente, e la mossa è altrettanto pesante, è stato ridotto anche il rating specifico sui depositi a lungo termine, sceso a “BB (high)” da “BBB (low)”, un declassamento che incide direttamente sulla fiducia dei correntisti e degli investitori istituzionali -6. La revisione dell’outlook da “Stabile” a “Negativo” suggella un cambio di rotta nelle valutazioni, fotografando un rischio crescente che la situazione possa ulteriormente deteriorarsi.

Il paradosso della buonuscita in piena bufera

Mentre l’istituto perdeva in borsa pezzi importanti della sua capitalizzazione – in una sola seduta, poche settimane fa, bruciava oltre 750 milioni di euro – l’allora amministratore delegato e fondatore, figura cardine nella storia della banca, lasciava la poltrona di comando con un’uscita economica che ha sollevato piú di un sopracciglio -2. Massimiliano Belingheri, che ha guidato Bff per piú di un decennio portandola alla quotazione, ha infatti incassato un patto di non concorrenza da circa 4 milioni di euro, una cifra che molti osservatori hanno giudicato quantomeno singolare, arrivando in un frangente in cui l’azione affondava e si moltiplicavano le ombre sulle gestioni passate -2. Una circostanza che, al di là della legittimità formale dell’operazione decisa dal consiglio di amministrazione, aggiunge un ulteriore strato di complessità a una vicenda già densa di interrogativi, legando l’uscita di scena del manager a una transizione tutt’altro che indolore per gli azionisti, che hanno visto il valore delle proprie partecipazioni ridursi drasticamente.

Il faro della procura e le ispezioni di Bankitalia

Sul titolo, che dopo un’iniziale e parziale reazione positiva alle notizie di borsa – qualche seduta fa aveva tentato un timido recupero, salvo poi ritracciare – continua a viaggiare su livelli che non si vedevano dai tempi della quotazione, pesano come macigni due distinti fronti investigativi -2. Da un lato, c’è l’inchiesta della procura di Milano, aperta – stando a quanto ricostruito e comunicato dalla stessa banca – già alla fine del 2023 e ancora nella fase istruttoria, che avrebbe messo sotto la lente d’ingrandimento le modalità di contabilizzazione a bilancio degli interessi di mora sui crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione -7. Dall’altro, si è intensificata l’attenzione di Bankitalia, con una nuova ispezione avviata negli ultimi mesi del 2025 che segue i rilievi mossi dall’autorità di vigilanza già nell’aprile del 2024, quando venne imposta una riclassificazione di oltre un miliardo e mezzo di crediti, da “bonis” a “past due”, con conseguente aggravio di accantonamenti -2. La combinazione tra l’indagine penale, che ipotizza il reato di falso in bilancio, e i controlli della Vigilanza, ha creato una morsa che paralizza l’azione e alimenta la volatilità.

Profit warning e derisking: i conti del nuovo corso

La gestione del nuovo amministratore delegato, Giuseppe Sica, subentrato proprio all’indomani delle dimissioni di Belingheri, ha dovuto immediatamente fare i conti con una realtà aziendale molto piú complicata di quanto le precedenti comunicazioni lasciassero intendere. A inizio febbraio, infatti, il gruppo ha diramato un profit warning che ha scosso il mercato, annunciando accantonamenti straordinari per circa 95 milioni di euro relativi al 2025 e una profonda revisione al ribasso degli obiettivi per l’esercizio successivo -4. Nel dettaglio, la previsione di utile netto rettificato per il 2026 è stata tagliata da 240 a 160 milioni di euro, una riduzione di un terzo che ha imposto agli investitori di ricalcolare le proprie attese di rendimento -5. Alla base della sforbiciata, azioni di derisking sul portafoglio factoring in vista di una possibile cartolarizzazione e la necessità di fare pulizia nei conti, emendando errori di registrazione sugli incassi che hanno portato a un restatement del patrimonio 2024 per 14 milioni -4. Una doccia fredda che ha trasformato quella che era vista come una macchina da utili in un cantiere aperto, con tutti i rischi che ciò comporta per un titolo azionario.

La reazione di piazza Affari e lo scenario tecnico

Sul listino milanese, le azioni Bff Bank hanno vissuto giornate di forte turbolenza, alternando crolli a tentativi di rimbalzo tecnico, come quello registrato quando il titolo ha guadagnato oltre il 5% in una seduta, salvo poi mostrare nuovamente segni di debolezza -2. In questo clima di incertezza, l’analisi tecnica del titolo evidenzia un rallentamento del trend di fondo rispetto all’andamento dell’indice complessivo, una divergenza che, secondo gli operatori, potrebbe rendere l’azione un potenziale obiettivo di vendita per quegli investitori orientati a seguire i segnali del mercato piuttosto che i fondamentali -2. La capitalizzazione complessiva dell’istituto, che aveva toccato punte di oltre 2,2 miliardi di euro, si è piú che dimezzata nel giro di due anni, bruciando circa un miliardo e mezzo di valore -2. Un tracollo che riflette non solo le difficoltà contingenti legate alle indagini e alle rettifiche di bilancio, ma anche una piú profonda crisi di fiducia in un modello di business che, fino a poco tempo fa, veniva premiato dal mercato per la sua presunta capacità di generare profitti con rischi contenuti, un’equazione che ora appare agli occhi di molti quantomeno da rivedere.

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