Game over per Loro Piana: l'amministrazione giudiziaria e il lato oscuro del lusso

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La pacchia è finita, e questa volta a pagarne le conseguenze è una delle aziende più iconiche del Made in Italy. Loro Piana, marchio simbolo dell’eleganza e della qualità artigianale, è stata posta sotto amministrazione giudiziaria dal Tribunale di Milano per un anno, dopo che le indagini hanno portato alla luce un sistema di esternalizzazioni basato sullo sfruttamento del lavoro. Un colpo durissimo per un’azienda che, per decenni, ha rappresentato non solo un’eccellenza produttiva ma anche uno stile di vita, quell’idea di lusso discreto e raffinato che sembrava immune da certi scandali.

Eppure, nonostante le evidenze emerse dalle inchieste, c’è chi prova ancora a dipingere la vicenda come l’ennesimo caso di “Procura cattiva” contro l’impresa virtuosa. Una narrazione che, però, non regge alla prova dei fatti. Le violazioni accertate – condizioni lavorative indegne, subappalti opachi, salari da fame – non lasciano spazio a dubbi: il problema non è un eccesso di zelo giudiziario, ma un modello che ha preferito il profitto alla dignità delle persone.

Domani, al ministero delle Imprese, si terrà un tavolo nazionale sulla moda, convocato dal ministro Adolfo Urso. L’incontro arriva con otto giorni di ritardo rispetto al previsto, e soprattutto all’indomani del commissariamento di Loro Piana, che si aggiunge a una lista già lunga: da Armani a Valentino, da Dior in giù, il settore del lusso mostra crepe sempre più profonde. Il protocollo per il controllo della filiera, firmato a fine maggio e applicato finora solo in Lombardia, sembra un palliativo inefficace di fronte a un sistema che, in troppi casi, continua a funzionare come un Far West.

Quello che emerge è una logica spregevole, ormai difficilmente giustificabile: grandi marchi che vendono capi a prezzi esorbitanti, accumulando utili da record, mentre alla base della catena produttiva ci sono lavoratori ridotti in condizioni quasi servili. I “non sapevo” delle aziende, spesso branditi come scudo, suonano sempre più come una presa in giro. Perché se è vero che la crisi economica non risparmia nessuno, è altrettanto vero che certe dinamiche di sfruttamento non sono un incidente di percorso, ma il frutto di precise scelte aziendali.

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