Trump valuta il blocco delle esportazioni di gasolio, l'Ue teme il contraccolpo
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Redazione Economia
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L'ipotesi di un blocco delle esportazioni di gasolio dagli Stati Uniti agita i mercati europei. Il presidente americano Donald Trump ha espresso pubblicamente il proprio sostegno a un divieto temporaneo, una misura pensata per far scendere i prezzi interni alla vigilia delle elezioni di midterm del 3 novembre, ma che rischia di trasformarsi in un boomerang per l'economia statunitense e per i suoi alleati. La Commissione Europea ha reagito con preoccupazione, definendo l'eventualità una "cattiva idea" che potrebbe danneggiare entrambe le sponde dell'Atlantico.
Il nodo delle forniture europee
Il punto è che l'Europa dipende in modo critico dal gasolio americano. Secondo i dati della Commissione Europea, ad agosto gli Stati Uniti hanno fornito circa il 50% delle importazioni di diesel dell'Unione. Un'interruzione, anche solo temporanea, arriverebbe in un momento particolarmente delicato. Il prezzo medio del gasolio nei Ventisette ha toccato un nuovo record di 2,23 euro al litro, complice la crisi energetica innescata dal conflitto in Medio Oriente e dagli attacchi alle raffinerie russe.
Diciannove Stati membri, tra cui Germania, Francia e Italia, hanno registrato livelli mai visti prima.
La spaccatura nell'amministrazione americana
A Washington la misura non trova affatto un consenso compatto. Il segretario all'Energia, Chris Wright, ha preso le distanze dall'ipotesi di un divieto generalizzato, sostenendo che "lo strumento spuntato del bando alle esportazioni di gasolio non funziona di certo". Ha parlato piuttosto di restrizioni volontarie o di un tetto alle esportazioni, sottolineando la necessità di non interrompere le forniture ai mercati globali.
Anche il segretario al Tesoro Scott Bessent e quello agli Interni Doug Burgum hanno espresso perplessità, mentre l'industria petrolifera ha avvertito che qualsiasi beneficio di breve periodo sarebbe annullato da prezzi più alti in futuro.
Le conseguenze sull'industria della raffinazione
Il meccanismo che gli analisti temono è piuttosto lineare. Se il gasolio non può lasciare il Paese, gli stoccaggi interni si riempirebbero rapidamente, costringendo le raffinerie a ridurre la produzione. Poiché il diesel viene raffinato dallo stesso barile di greggio della benzina, un taglio alla produzione di gasolio finirebbe per comprimere anche l'offerta di carburante per auto e jet. Morgan Stanley ha avvertito che gli automobilisti potrebbero pagare di più la benzina, e Goldman Sachs ha diffuso un monito analogo.
L'ex segretario all'Energia Dan Brouillette ha parlato di un'idea che "ha molto poco senso economico", ricordando che gli Stati Uniti non dispongono di oleodotti sufficienti per ridistribuire il gasolio in eccesso dalle coste del Golfo verso le due coste oceaniche.
Lo spettro del precedente del 2015
Se il blocco dovesse scattare, sarebbe la prima restrizione alle esportazioni energetiche americane da quando l'amministrazione Obama eliminò nel 2015 il divieto decennale sull'export di petrolio. Le esportazioni statunitensi di prodotti distillati hanno recentemente toccato un record di 1,9 milioni di barili al giorno, con destinazione prevalente il nord-ovest dell'Europa, l'epicentro della carenza globale di gasolio.
La portavoce della Commissione Europea, Olof Gill, ha sottolineato che Bruxelles si aspetta che "partner così stretti si consultino reciprocamente prima di adottare misure che incidono su mercati condivisi", confermando che i contatti con l'amministrazione americana sono in corso ai massimi livelli.
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