Trump apre al bando sull'export di diesel, l'Europa trema per le forniture
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Redazione Economia
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Donald Trump si è detto favorevole a un bando sulle esportazioni di diesel americano. «Ho detto di non consegnare il diesel fuori dal Paese. Ne produciamo molto... L'ho chiesto. L'ho chiesto alla mia gente», ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, appoggiando così la richiesta proveniente da diversi esponenti repubblicani al Congresso, che chiedono di imporre un divieto o una sospensione di 90 giorni sulle vendite all'estero di gasolio raffinato sul suolo americano per dare priorità agli agricoltori e agli autotrasportatori nazionali.
Il ruolo del Tesoro e i dubbi sulla fattibilità
Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha confermato che l'amministrazione sta «valutando se il bando all'export sia fattibile in termini di capacità di raffinazione complessiva e se un divieto totale o parziale possa funzionare». La misura nascerebbe dall'emergenza prezzi: negli Stati Uniti il gasolio ha sfondato la soglia dei 6,5 dollari al gallone, toccando i 6,5276 dollari, in aumento di oltre il 70% rispetto all'anno precedente.
L'Europa e la dipendenza dal diesel americano
Una simile decisione avrebbe effetti dirompenti sulle forniture e sui prezzi del diesel in tutto il mondo, a cominciare dall'Europa. Dall'inizio della guerra in Iran dopo l'attacco di Israele e Stati Uniti, le esportazioni di diesel americano verso il Vecchio Continente sono aumentate del 50%, raggiungendo i 506 mila barili al giorno, calcola la società specializzata Kpler. Le forniture dal Medio Oriente sono state infatti compromesse dal blocco dello stretto di Hormuz, mentre quelle dalla Russia sono ridotte al minimo dalle sanzioni e dagli attacchi ucraini alle raffinerie.
Così, stima Vortexa, un'altra società di settore, circa metà delle importazioni di diesel europee arrivano ora via mare dagli Stati Uniti.
I prezzi in Italia e il rischio per la stagione invernale
Lo stop alle esportazioni dagli Stati Uniti potrebbe quindi infiammare ulteriormente i prezzi del diesel in Europa e, forse, creare addirittura problemi di approvvigionamento, proprio mentre si avvicina l'inizio della stagione invernale. In Italia il prezzo medio del carburante sulla rete stradale ha toccato i 2,340 euro al litro e quello sulla rete autostradale i 2,422 euro al litro, entrambi a livelli record.
La posta in gioco politica americana
Lo stesso problema si pone negli Stati Uniti, dove i rincari dei carburanti e il conseguente rialzo dell'inflazione rischiano di riverberarsi sul voto di novembre, portando i repubblicani a perdere le elezioni di mid-term e, quindi, la maggioranza al Congresso. Da qui la richiesta di diversi esponenti del partito, accolta ora anche dal presidente, di bandire le esportazioni di diesel per calmierare i prezzi in patria.
Le perplessità degli analisti e le possibili contromisure
L'efficacia della misura è tuttavia messa in dubbio da diversi esperti. È vero che gli Stati Uniti raffinano circa 5,3 milioni di barili di diesel e cherosene al giorno contro un fabbisogno domestico di circa 3,6 milioni di barili. Tuttavia, poiché il mercato dei carburanti è globale, anche il loro prezzo è globale, sicché una fiammata in Europa si rifletterebbe probabilmente anche sui listini americani. D'altra parte, il bando potrebbe spingere le aziende di raffinazione a tagliare la loro produzione per mantenere i prezzi elevati.
Anche qualora il governo americano riuscisse a calmierare i prezzi in patria, poi, il blocco delle esportazioni potrebbe avere conseguenze a lungo termine. Da un lato, potrebbe spingere l'Europa e gli altri Paesi destinatari a trovare per il futuro partner più affidabili, come l'India, che già fornisce una quota considerevole di diesel. Dall'altro, potrebbe suscitare ritorsioni da parte dei Paesi colpiti dal bando, contribuendo a esacerbare i rapporti diplomatici fra le due sponde dell'Oceano Atlantico.
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