Il Pd e la sfida di Schlein tra etica e elezioni
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Redazione Interno
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Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico (Pd), si trova in una situazione complessa. Dopo il cambio di rotta di Giuseppe Conte riguardo le primarie di Bari, Schlein si ritrova a guidare un partito un po' invecchiato e ammaccato. La questione non è semplice, ma Schlein è determinata a portare avanti la sua missione.
Un campo largo possibile
Le elezioni in Sardegna a febbraio avevano fatto sperare che un campo largo fosse una possibilità concreta e vincente. Tuttavia, a prescindere dalle evidenze della cronaca, il Pd è convinto di non essere alle prese con una questione morale interna. Piuttosto, si tratta di casi isolati di mariuoli. La paura non è di avere dei ladri di polli, di tessere o di voti in casa; quella è una realtà che tutti i dem sapevano da prima delle inchieste di Bari e di Torino.
Riverniciare l'immagine
Il vero problema è come riverniciare questa realtà per ritoccare l'immagine del partito davanti all'elettorato. Un elettorato che ancora crede i dem più onesti degli altri solo perché lo ha detto cinquant'anni fa Enrico Berlinguer a un giornalista amico, Eugenio Scalfari. Riuscirà Schlein a scacciare l'idea che nel Pd tutto è da rifare?
Evitare la campagna elettorale interna
Schlein deve evitare di cadere nel trappolone di fare la campagna elettorale dentro il Pd. Fare le pulizie di casa in prossimità di un’elezione, le europee dell’8-9 giugno, non è il massimo. La segretaria del Pd vuole cancellare le correnti e impartire un codice etico dopo le vicende giudiziarie di Bari e Torino. Ma sarà in grado di farlo senza compromettere le prossime elezioni?




