Honda a EICMA 2025, tra il futuro del motore e la sport tourer che viene dal passato
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Redazione Economia
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L’atmosfera di EICMA 2025 è stata elettrizzata dall’arrivo di due modelli che, seppur in modi diametralmente opposti, disegnano una traiettoria precisa per la casa di Tokyo: da un lato la sperimentazione più spinta, rappresentata dalla V3R 900 E-Compressor Prototype, e dall’altro l’applicazione matura di un know-how consolidato, incarnata dalla CB1000GT 2026. La prima, una naked dal design aggressivo, nasconde sotto la sella una meccanica rivoluzionaria, un propulsore V3 da 900 cc che si avvale di un compressore elettronico, una soluzione inedita nel panorama delle due ruote e studiata per garantire prestazioni paragonabili a quelle di un motore di cilindrata superiore, attorno ai 1200 cc. Un’esplorazione tecnologica, questa, che non mira a sostituire l’elettrico ma a potenziare il termico in maniera intelligente, sfruttando l’energia elettrica per forzare l’alimentazione e ottenere un’erogazione più vigorosa senza penalizzare eccessivamente i consumi.
La sport tourer con il cuore della Fireblade
Se il prototipo guarda all’orizzonte, la CB1000GT fissa il presente con un’offerta completa e prestazionale. Derivata dalla piattaforma della CB1000 Hornet, questa sport tourer incarna il concetto di “gran turismo” su due ruote, fondendo le prestazioni di un’ammiraglia da pista con il comfort necessario per le lunghe percorrenze. Il suo motore, un quattro cilindri in linea da 1000 cc che eredita l’anima dalla CBR1000RR Fireblade – sebbine di una generazione precedente, quella del 2017-2019 – sviluppa 150 cavalli e 102 Newton metro di coppia, valori che le consentono di affrontare con disinvoltura sia i tornanti di montagna che le lunghe autostrade. Di serie, poi, monta una dotazione elettronica e di comfort che lascia pochi spazio ai desideri: sospensioni elettroniche Showa EERA, un’unità inerziale a sei assi, l’ABS in curva, un parabrezza regolabile e valigie laterali capaci di 65 litri complessivi, senza dimenticare il quickshifter, il cruise control, le manopole riscaldabili, i paramani e il cavalletto centrale.
Le radici della Dakar in una Yamaha ritrovata
In un angolo della fiera, lontano dai riflettori più accecanti, una storia di pura avventura richiamava gli appassionati più nostalgici. È la storia della Yamaha XT500 che, nel lontano 1977, fu protagonista di un evento destinato a cambiare per sempre il mondo dei rally. Il pilota Thierry Sabine, mentre partecipava alla competizione Abidjan-Nizza, si perse nelle sconfinate distese del deserto del Ténéré, rimanendo bloccato per tre giorni e tre notti senza viveri, prima di essere miracolosamente tratto in salvo. Quell’esperienza, al limite della sopravvivenza, non lo segnò negativamente ma, al contrario, gli fece nascere dentro l’idea di creare una gara che potesse condividere con altri quella stessa, intensa miscela di sogno e avventura. Da quel proposito, e da quella moto, nacque il mito della Parigi-Dakar.
EICMA come specchio dell'industria motociclistica
Il salone milanese, dunque, si è confermato come un palcoscenico poliedrico, capace di accogliere sia le visioni più ardite del futuro che il tributo alla storia che ha plasmato la passione per le due ruote. La Honda V3R 900 E-Compressor Prototype, con il suo approccio ingegneristico che sfrutta l’elettronica per esaltare la combustione, e la CB1000GT, con il suo equipaggiamento completo e le prestazioni di un’ammiraglia, dimostrano una strategia produttiva che non abbandona la strada maestra della tecnologia ma la percorre su binari paralleli. Accanto a loro, la semplice presenza della Yamaha XT500 di Sabine ha ricordato a tutti come, a volte, le leggende più durature non nascano in un laboratorio ma tra le dune di un deserto, da un uomo e dalla sua moto.




