Bmw Motorrad brinda ai 50 anni della Rs, la pioniera delle sport tourer
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Sono passati esattamente cinquant’anni da quando, alla fiera dell’IFMA di Colonia, la casa dell’elica presentò un modello destinato a riscrivere le regole del motociclismo mondiale, un esemplare – la R 100 RS – che per la prima volta su una moto di grande serie montava una carenatura integrale fissa al telaio. Quella che fino ad allora, sui prototipi da competizione, era semplicemente la sigla “RS” (acronimo di RennSport, ovvero sport da corsa) venne radicalmente reinterpretata dalla dirigenza bavarese, la quale ne cambiò il significato in Reise und Sport, viaggio e sport, per celebrare la duplice anima di questa rivoluzionaria due ruote. Sviluppata e affinata nelle gallerie del vento di Pininfarina, caratterizzata da una verniciatura argento metallizzato impreziosita da sottili riflessi blu, la R 100 RS non si limitava a proteggere il pilota dal vento, ma ne ridefiniva la posizione di guida, abbassando la resistenza aerodinamica e raggiungendo i 200 km/h orari di velocità massima, un dato clamoroso per l’epoca.
Il ritorno del boxer e il successo negli States
Tuttavia, la parabola della Rs non è stata priva di intoppi o di evoluzioni dettate dalle pressioni del mercato globale, specialmente quello statunitense e giapponese, dove i fedelissimi del bicilindrico boxer da 1000 cc non avevano mai digerito le alternative a tre o quattro cilindri come le serie K. Fu così che, in risposta a questa domanda pressante, nel 1986 la Bmw ripropose la R 100 Rs in una veste rinnovata denominata “Monolever”; presentata nuovamente all’IFMA, destò un interesse enorme, spingendo la produzione fino al 1992 nonostante fosse nata inizialmente come edizione speciale limitata. Questo modello, sebbene meno potente della progenitrice (60 cavalli contro i 70 della versione del ’76), riportava in auge il concetto di sportività accessibile, sposando la tradizione del motore boxer raffreddato ad aria con una ciclistica più moderna e affidabile.
Tecnologia liquida e l’avvento della Rs 1300
Guardando all’evoluzione più recente, la serie Rs ha continuato a macinare record e a innovare, passando attraverso le generazioni R 1100 Rs, R 1150 Rs e R 1200 Rs. Con quest’ultima, presentata nel 2014, si assistette a una vera e propria rivoluzione silenziosa: il motore boxer abbandonò il raffreddamento ad aria per abbracciare la tecnologia liquida, con flussi verticali che permettevano di abbassare il baricentro, mentre le sospensioni semi-attive Dynamic ESA garantivano un controllo elettronico della dinamica di guida mai visto prima su una sport tourer. Oggi, a suggellare questo mezzo secolo di storia, troviamo la R 1300 Rs. Lanciata sul mercato lo scorso anno, rappresenta la settima generazione di questa famiglia e vanta il propulsore boxer di serie più potente mai realizzato dalla marca: 145 cavalli per 1.300 cc di cilindrata, capaci di toccare i 240 km/h.
Carenatura e dna: l’eredità di una leggenda
Ciò che però rende la denominazione “Rs” un unicum nel panorama delle due ruote non è soltanto la scheda tecnica della sua ultima nata, ma la coerenza stilistica e funzionale mantenuta per cinque decenni. Anche nella versione moderna, la carenatura – sebbene realizzata con materiali compositi e tecnologie digitali – assolve alla stessa funzione della pioniera del 1976, ovvero quella di permettere al pilota di percorrere lunghe tratte autostradali senza affaticarsi, per poi gettarsi in strade secondarie con l’agilità di una naked. È questa la magia di una sigla che, almeno per gli ingegneri di Monaco, ha saputo coniugare due anime spesso in conflitto, senza mai scadere nel compromesso mediocre. Le richieste provenienti da oltreoceano, che negli anni Ottanta avevano “salvato” il boxer dall’estinzione, trovano oggi risposta in un mezzo che non è solo un tributo alla storia, ma una dichiarazione di intenti per il futuro della mobilità a due ruote ad alte prestazioni.




