Carmelo Miano, l'hacker che ha scosso le infrastrutture cyber italiane
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Redazione Interno
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Carmelo Miano, un giovane di 24 anni originario di Gela e residente a Roma, è stato arrestato il 2 ottobre con l'accusa di aver violato i sistemi informatici del ministero della Giustizia, della Guardia di Finanza e di altre importanti aziende italiane. Miano, dipendente di Ntt, ha dimostrato una notevole abilità nell'hacking, riuscendo a penetrare le infrastrutture cyber italiane e a rubare documenti sensibili. Tra le sue vittime figurano anche criminali del dark web, che lo hanno braccato per le sue incursioni nei loro portali.
Il giovane hacker, descritto dai pm di Napoli come una persona dotata di forte attitudine all'informatica e all'hacking, viveva in una sorta di "cyber-bolla" che lo schermava dalla realtà esterna. Miano, che operava dal salotto dei suoi genitori, si vantava nelle chat di un videogioco di possedere documenti riservati, mostrando ai suoi amici file delle indagini in corso su di sé. Tra le sue attività, oltre all'esfiltrazione di dati dai server del ministero della Giustizia, figuravano anche incursioni nelle piattaforme dove venivano vendute armi, droga e documenti.
L'arresto di Miano è avvenuto grazie all'intervento della polizia postale, su input della Procura di Napoli. Le accuse a suo carico includono la violazione del "Registro unico della giustizia", l'accesso abusivo alle mail di tre pm (Erica Battaglia, Federica Scuderi, Luigi Fede) e della segreteria del procuratore di Gela, nonché l'intrusione nelle reti informatiche della polizia e della Guardia di Finanza. Inoltre, Miano è accusato di aver violato i sistemi di Tim e Wind, esportandone il contenuto integrale.
Tra i complici di Miano figura un poliziotto, anch'egli originario di Gela e co-indagato per accesso abusivo al sistema informatico. Insieme, i due gestivano alcuni black market illegali, grazie ai quali avrebbero incassato più di 5 milioni di euro in criptovaluta




