Carmelo Miano, l'hacker che ha messo in crisi la sicurezza informatica italiana

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Carmelo Miano, un giovane di 24 anni originario di Gela e residente a Roma, è stato arrestato il 2 ottobre con l'accusa di aver violato i sistemi informatici del Ministero della Giustizia, della Guardia di Finanza e di altre importanti aziende italiane. Miano, dipendente di Ntt, ha dimostrato una straordinaria abilità nell'hacking, riuscendo a penetrare le infrastrutture cyber italiane e a sottrarre documenti riservati.

In una chat di un videogioco, Miano si vantava delle sue imprese, mostrando a un amico i file riservati delle indagini in corso su di lui e un'immagine con il suo nome accanto alla dicitura "indagato". I pubblici ministeri di Napoli lo descrivono come una persona dotata di una forte attitudine all'informatica e all'hacking, che vive in una "cyber-bolla" capace di schermarlo dalla realtà esterna.

L'inchiesta ha rivelato che Miano gestiva un mercato nero insieme a un poliziotto, con il quale ha accumulato un tesoro di circa 6 milioni di euro in criptovalute. Durante le perquisizioni, sono stati sequestrati materiale informatico, una macchinetta conta soldi, un foglio di carta manoscritto e alcune carte di credito. Già quattro anni fa, Miano era stato oggetto di perquisizioni per riciclaggio, e i suoi contatti erano stati setacciati dalle autorità.

Miano ha ammesso le sue colpe, ma non ha risparmiato critiche al sistema di sicurezza informatica dello Stato, definendolo debole. Il suo avvocato ha chiesto la scarcerazione del giovane, sottolineando le sue straordinarie capacità informatiche.

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