Operazione Domino, la rete italiana dei finanziamenti ad Hamas smantellata dagli investigatori
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Redazione Interno
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Un’articolata inchiesta della polizia ha fatto luce, dopo un lungo lavoro di intelligence e di analisi finanziaria, sui meccanismi utilizzati per sostenere economicamente il gruppo Hamas, designato come terroristico dall’Unione Europea. L’operazione, battezzata “Domino” e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova, si è concretizzata in una vasta azione esecutiva che ha impegnato numerose squadre della Digos, unità specializzate della Direzione centrale della polizia di prevenzione e reparti della Guardia di finanza. Il quadro che ne emerge, costruito seguendo meticolosamente i movimenti di denaro, descrive un sistema di raccolta e trasferimento fondi che, celandosi dietro attività associative e di beneficenza, avrebbe permesso di dirottare ingenti risorse, stimate in oltre sette milioni di euro, verso la galassia terroristica palestinese.
La struttura dell’organizzazione e i provvedimenti adottati
Le indagini, che hanno condotto alla richiesta di nove misure cautelari in carcere, hanno individuato una rete radicata in diverse regioni italiane, con punti di riferimento in associazioni formalmente dedicate alla solidarietà. Tra queste, l’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese, le cui sedi a Genova, Milano e Roma sono state perquisite insieme ad altri indirizzi a Torino, Bologna e Firenze, oltre che nelle province di Bergamo, Monza Brianza, Lodi e Modena. Uno dei cardini dell’organizzazione, secondo gli investigatori, era rappresentato dall’Associazione dei Palestinesi d’Italia, il cui presidente, Mohammed Hannoun, è stato arrestato a Genova. Le azioni hanno portato al sequestro di oltre un milione di euro in contanti, un dato che conferma l’entità dei flussi economici intercettati, mentre per tre associazioni sono state disposte misure cautelari patrimoniali.
Le perquisizioni e il ritrovamento dei dispositivi nascosti
Il dispiegamento investigativo, che ha visto complessivamente diciassette perquisizioni, non si è limitato a seguire il solo percorso del denaro, ma ha cercato di acquisire ogni elemento utile a comprendere i legami e le modalità operative. In un appartamento a Sant’Angelo Lodigiano, ad esempio, abitato da uno studente, gli agenti hanno rinvenuto e sequestrato diversi computer, alcuni dei quali erano stati occultati nell’intercapedine di una parete, insieme a numerosi altri dispositivi elettronici. Tutto il materiale, che potrà riservare ulteriori sviluppi alle indagini, sarà ora sottoposto ad analisi informatiche approfondite per verificare la presenza di documenti o comunicazioni riservate.
La strategia investigativa e le dichiarazioni istituzionali
L’efficacia dell’operazione è stata sottolineata dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, il quale ha rimarcato come la scelta di concentrarsi sui flussi finanziari si sia rivelata decisiva. “Il terrorismo si combatte anche così, togliendo risorse e capacità operative”, ha affermato il ministro, evidenziando la valenza strategica di un approccio che colpisce le disponibilità economiche indispensabili per qualsiasi attività, lecita o illecita che sia. La metodologia adottata, che unisce surveillance tradizionale e analisi bancaria, ha permesso di ricostruire una mappa precisa dei trasferimenti, fornendo alla magistratura genovese gli elementi per emettere i provvedimenti restrittivi.




