Roma in piazza per Kobane e la liberazione di Öcalan, mobilitazioni in tutta Italia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La capitale si prepara a scendere in piazza, come del resto Milano, in una giornata di solidarietà con il popolo curdo fissata per sabato 14 febbraio. Il corteo romano, il cui via è previsto per le 14.30 da Piazza Indipendenza, è promosso da una rete di associazioni curde e da realtà politiche e sindacali italiane, con l’obiettivo dichiarato di riaccendere i riflettori su una crisi internazionale spesso dimenticata. Due, in particolare, sono le rivendicazioni che si intrecciano: la difesa del Rojava, l’amministrazione autonoma del Nord-Est siriano, e la richiesta della liberazione di Abdullah Öcalan, il leader storico del Pkk detenuto in Turchia dal 1999, la cui filosofia politica rimane un faro per molti. L’iniziativa giunge in un momento che i promotori definiscono critico, caratterizzato da una escalation militare e da tensioni geopolitiche che rischiano di travolgere un’esperienza unica nel panorama mediorientale.

Dibattito pubblico e pressione istituzionale

Oltre alla mobilitazione di piazza, prosegue il lavoro di informazione e di pressione diplomatica portato avanti da diversi soggetti. Già martedì 10 febbraio, nella sede valdostana della Cgil, si è tenuto un incontro pubblico organizzato insieme ad ANPI e ARCI, al quale ha partecipato l’attivista curdo Firat Ak. Questi ha offerto una testimonianza diretta, soffermandosi sulla resistenza quotidiana e sulla repressione subita, ma anche sul modello di confederalismo democratico che caratterizza la regione. Un modello, quello del Rojava, che viene descritto – non senza difficoltà enormi – come un tentativo di costruire una democrazia pluralista fondata sui diritti delle diverse componenti etniche e sulla parità di genere.

L’allarme per il sistema educativo

In ambito strettamente sindacale, la FLC CGIL ha deciso di intervenire direttamente presso il governo italiano, inviando una lettera formale al ministro degli Esteri Antonio Tajani in data 4 febbraio. La missiva esprime una preoccupazione concreta e circostanziata, concentrandosi sulla sorte del sistema educativo pubblico costruito in oltre un decennio di guerra. Secondo il sindacato della conoscenza, insegnanti, studenti e sindacalisti del settore sarebbero oggi in pericolo a causa delle offensive in corso, che minacciano di smantellare un presidio fondamentale di democrazia e di emancipazione. Si tratta di un allarme lanciato affinché l’Italia, all’interno dei fora internazionali, assuma una posizione chiara in difesa di quelle istituzioni.

La voce di una figura storica

Le complesse dinamiche sul campo trovano una spiegazione nelle parole di Salih Muslim, figura emblematica e membro del consiglio di presidenza del PYD, il partito cardine dell’amministrazione autonoma. Muslim, in recenti dichiarazioni, ha definito “una cospirazione orchestrata dalla Turchia” l’invasione che ha investito il territorio del Rojava, il cui scopo ultimo – a suo dire – era innescare un conflitto sanguinoso tra le forze curde e le milizie arabe presenti nella zona. La decisione di siglare un patto con l’esercito siriano di Damasco, per quanto difficile, è stata presentata come una scelta obbligata per scongiurare ulteriori spargimenti di sangue e preservare quanto possibile dell’autonomia. La prospettiva, ha aggiunto Muslim, resta quella di lavorare per una Siria che, un giorno, possa trasformarsi in una democrazia federale capace di riconoscere pienamente i diritti di tutte le sue componenti etniche e culturali.

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