Capodanno a Roma, tra caos e tragedia: un morto per i botti illegali
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Redazione Interno
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Una notte di Capodanno segnata dal caos più assordante e, purtroppo, da una tragedia che riporta in primo piano l’eterna questione della sicurezza legata ai fuochi d’artificio illegali. Roma, mentre il mondo accoglieva il 2026, è stata teatro di una serie di eventi gravi che hanno tenuto in scacco vigili del fuoco e forze dell’ordine, costretti a intervenire senza sosta per sedare risse, domare incendi dolosi e fronteggiare atti vandalici di ogni tipo. Il bilancio, come spesso accade in queste occasioni, è pesantissimo e si trascina dietro una scia di feriti e un lutto, quello di un uomo di 63 anni, che spegne ogni ragione di festa.
Il bilancio nazionale e il dramma nella periferia romana
Secondo i dati diffusi dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, a livello nazionale i festeggiamenti con esplosivi hanno causato 283 feriti, di cui 68 minorenni, un numero in leggera diminuzione rispetto all’anno precedente ma comunque allarmante. Tra questi, 54 persone hanno dovuto essere ricoverate in ospedale e 12 sono state colpite, in circostanze diverse, da colpi d’arma da fuoco. La stragrande maggioranza dei feriti, 245 per l’esattezza, ha riportato lesioni con una prognosi inferiore o uguale ai quaranta giorni, un dato che, seppur parla di danni non permanentemente invalidanti, conferma la pericolosità diffusa di una tradizione spesso gestita con troppa leggerezza. La vera ferita, però, si è aperta in un quartiere periferico della Capitale, ad Acilia, dove i carabinieri hanno rinvenuto il senza vita di Ion Botnari, cittadino moldavo di 63 anni. La dinamica, ricostruita dagli investigatori, lo vedeva intento a festeggiare con fuochi d’artificio quando un’esplosione particolarmente violenta gli ha amputato una mano, causandone il decesso.
L’intervento degli artificieri e la pericolosità dei fuochi illegali
Proprio nella zona di Casalbernocchi, in via Cortemaggiore, sono intervenuti nel pomeriggio del 31 dicembre gli artificieri dei carabinieri del comando provinciale di Roma, chiamati a sequestrare e mettere in sicurezza materiale esplosivo di dubbia provenienza. Le loro indagini, incrociate con quelle della scientifica, fanno propendere per l’ipotesi che a uccidere l’uomo sia stato un candelotto contenente almeno cento grammi di materiale esplosivo, un ordigno di fatto, assolutamente fuori legge e di una potenza spropositata rispetto ai comuni fuochi pirotecnici in commercio. Un tipo di esplosivo, questo, che circola con troppa disinvoltura nel mercato clandestino e che, ogni fine anno, miete vittime nonostante i divieti ormai estesi a moltissimi comuni italiani. La “battaglia” dei botti, come viene talvolta chiamata, non conosce dunque tregua e, dopo la pausa forzata dello scorso anno che non aveva registrato decessi, torna a reclamare una vita umana.
La notte di fuoco per le forze dell’ordine
Mentre si consumava il dramma individuale del moldauro, l’intero apparato di sicurezza della città era impegnato su un fronte ben più ampio e disseminato. Le chiamate ai numeri di emergenza sono state incessanti, costringendo pattuglie e squadre dei vigili del fuoco a correre da un angolo all’altro di Roma per gestire focolai appiccati a cassonetti o in piccoli accumuli di rifiuti, risse scoppiate per futili motivi tra gruppi di giovani in preda agli alcolici, e atti vandalici che hanno deturpato aree pubbliche e private. Una condizione di tensione costante, quella vissuta dagli operatori, che ha assorbito completamente le risorse e ha delineato il quadro di una festività trasformata, in molte zone, in un pretesto per sfogare un malessere che va ben oltre l’intenzione di celebrare l’anno nuovo. Il tutto mentre, sullo sfondo delle notizie internazionali, Donald Trump si insediava per un nuovo mandato alla Casa Bianca, un evento globale che però, in quelle ore concitate, sembrava lontanissimo dalla concretezza dell’emergenza nelle strade romane.




