Il futuro di Warner Bros dopo il ritiro di Netflix e i nodi della politica Usa
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Con un colpo di scena che ha rimodellato gli equilibri nel settore dei media, la partita per l’acquisizione di Warner Bros Discovery si è chiusa con il passo indietro di Netflix e la conseguente vittoria di Paramount Skydance. La piattaforma di streaming leader a livello globale, attraverso una dichiarazione congiunta dei co-amministratori delegati Ted Sarandos e Greg Peters, ha motivato la scelta con una questione di disciplina finanziaria, spiegando che l’adeguamento al rialzo richiesto per pareggiare l’offerta del gruppo rivale, una cifra attestatasi a 31 dollari per azione, rendeva l’operazione non più attraente sotto il profilo economico. Una mossa, questa, che ha fatto tirare un sospiro di sollievo agli investitori del colosso di Los Gatos, le cui azioni hanno registrato un balzo in Borsa superiore al dieci per cento, premiando di fatto una ritirata strategica da quella che era stata descritta dagli stessi vertici come una semplice “nice to have” e non una priorità irrinunciabile a qualsiasi costo.
L’accordo da 110 miliardi e le nozze tra due colossi
La strada, a questo punto, è completamente spianata per Paramount Skydance, che ha ufficializzato l’acquisto dell’intera Warner Bros Discovery in un’operazione che vale circa 110 miliardi di dollari, incluso il pacchetto di debt financing da 57,5 miliardi garantito da colossi bancari come Bank of America Merrill Lynch, Citi e Apollo. L’intesa, che dovrà ora superare lo scoglio del voto degli azionisti e delle authority regolatorie, sancisce la nascita di uno dei conglomerati mediatici più imponenti a livello mondiale, mettendo insieme non solo due grandi studi cinematografici, ma anche piattaforme streaming come HBO Max e Paramount+, e due realtà dell’informazione televisiva fondamentali come la Cnn e la Cbs.
A suggellare l’intesa, in una riunione plenaria interna di cui è filtrato un audio, il chief revenue and strategy officer di Warner, Bruce Campbell, ha confermato ai dipendenti la firma dell’accordo, avvenuta nella mattinata di venerdì, dopo che Netflix ha esaurito i quattro giorni lavorativi a sua disposizione per controbattere all’offerta migliorativa dichiarata “superiore” dal board di Warner Bros. Una clausola, quella della breakup fee da 2,8 miliardi di dollari che Warner dovrà ora corrispondere a Netflix per la rottura del precedente accordo, che sarà interamente coperta dalla stessa Paramount a testimonianza della determinazione del gruppo guidato da David Ellison nel portare a casa il risultato.
L’ombra di Trump sulla Cnn e i timori nella redazione
Ma se a Wall Street l’esito della contesa è stato accolto con entusiasmo, con il Titolo Paramount in volata del 24%, nelle redazioni della Cnn l’atmosfera è radicalmente diversa e si respira un’aria che molti dipendenti hanno descritto come prossima al panico. L’acquisizione da parte di Paramount Skydance, infatti, porta con sé implicazioni politiche di primo piano: David Ellison è figlio del fondatore di Oracle Larry Ellison, quest’ultimo noto per essere uno dei grandi finanziatori e alleati del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, tornato alla Casa Bianca.
La prospettiva che la Cnn, storicamente percepita come una spina nel fianco dall’amministrazione repubblicana, finisca sotto il controllo di una cordata vicina al presidente ha scatenato una serie di timori circa possibili ingerenze sulla linea editoriale. Secondo quanto riportato da alcune ricostruzioni, lo stesso Larry Ellison avrebbe intrattenuto contatti con l’entourage della Casa Bianca, discutendo in via informale l’ipotesi di un rimpasto della squadra di anchor del network, con particolare riferimento a quei volti, come Erin Burnett e Brianna Keilar, risultati particolarmente invisi a Trump.
Non è un mistero, del resto, l’attivismo della nuova proprietà in ambito giornalistico: la scelta di Bari Weiss, opinionista vicina agli ambienti conservatori, come editor generale per la Cbs News, e la sua recente partecipazione al discorso sullo stato dell’Unione in qualità di ospite del senatore Lindsey Graham, sono segnali interpretati come un chiaro riorientamento a destra dell’informazione del gruppo. Figure di primo piano della Cnn, a cominciare da Anderson Cooper che proprio di recente aveva chiuso una lunga collaborazione con il programma “60 Minutes” della Cbs, si troverebbero in una posizione quanto meno scomoda, con il rischio concreto di ritrovarsi sotto la supervisione delle stesse persone che hanno già mostrato un approccio muscolare nei confronti della testata.
Il tutto mentre il vaglio delle authority, a partire dal procuratore generale della California Rob Bonta, si preannuncia tutt’altro che una formalità. Bonta, democratico, ha già fatto sapere che lo stato condurrà un esame rigoroso dell’operazione, aprendo un’istruttoria per valutare l’impatto della fusione. Anche figure di spicco del Congresso come Elizabeth Warren hanno sollevato pubblicamente dubbi, definendo l’operazione una minaccia per il pluralismo dell’informazione, che finirebbe per consegnare un potere eccessivo a un pugno di miliardari allineati con l’inquilino della Casa Bianca.




