Ricorso presentato per Paolo Emilio Signorini, ex presidente dell'autorità portuale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Paolo Emilio Signorini, ex presidente dell'autorità portuale e amministratore delegato (sospeso) di Iren, deve restare nel carcere di Genova. Questa decisione è stata presa in seguito a una maxi inchiesta per corruzione in Liguria. I suoi avvocati, Mario ed Enrico Scopesi, hanno annunciato l'appello contro il rifiuto degli arresti domiciliari.

Il contesto dell'inchiesta

Signorini è l'unico indagato finito in carcere nell'ambito dell'inchiesta che ha portato agli arresti del governatore ligure Giovanni Toti, il capo di Gabinetto Matteo Cozzani e l'imprenditore Aldo Spinelli, tutti ai domiciliari. La giudice ha definito "inopportuni" i rapporti che legavano Signorini ad Aldo Spinelli, sottolineando che Signorini non sembra rendersi conto del "disvalore" del suo comportamento nell'aver accettato regali e soldi da presidente dell'Autorità portuale di Genova.

Il ricorso in appello

I legali di Signorini hanno presentato un appello limitato alle esigenze cautelari, più specificatamente, al rigetto da parte della giudice Paola Faggioni dell'istanza in cui chiedevano la conversione della misura cautelare del carcere con quella dei domiciliari. L'appello presentato non entra nel merito dei reati contestati ma intende sostenere davanti al Tribunale del Riesame, presieduto dal giudice Massimo Cusatti, che gli arresti domiciliari sono una misura altrettanto idonea per soddisfare le esigenze cautelari circa il rischio di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio.

La situazione attuale

Signorini si trova in carcere dal 7 maggio nell'inchiesta per corruzione che ha portato agli arresti domiciliari il Governatore della Liguria Giovanni Toti. La decisione sulla sua richiesta di arresti domiciliari è attesa nelle prossime settimane. Nel frattempo, l'inchiesta continua e potrebbero emergere nuovi sviluppi.

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