L’aggressione di piazza Gae Aulenti e il passato dell’accoltellatore

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Anna Laura Valsecchi, la manager di 43 anni accoltellata venerdì mattina in piazza Gae Aulenti, a Milano, non era l’obiettivo designato di Vincenzo Lanni. La donna, come ha poi confessato l’uomo di 59 anni al pm durante l’interrogatorio, si è semplicemente trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato, divenendo la vittima casuale di un gesto premeditato contro quello che Lanni stesso ha definito «un luogo simbolo del potere economico», scelto appositamente per colpire «il contesto» da lui additato come responsabile del proprio licenziamento. L’aggressione, che ha lasciato la professionista in condizioni inizialmente gravi, è stata compiuta con un’arma da taglio e ha reso necessario un intervento chirurgico d’urgenza presso l’ospedale Niguarda, dal quale la vittima è uscita, per fortuna, fuori pericolo.

Il racconto del marito e la dinamica dell’aggressione

«Eravamo al telefono fino a due minuti prima». Con queste parole, il marito di Anna Laura Valsecchi, in attesa fuori dal reparto di rianimazione, ha tentato di ricostruire gli attimi precedenti alla violenza, sottolineando l’assoluta imprevedibilità dell’accaduto e la natura fulminea dell’assalto. L’uomo, visibilmente scosso, ha riportato anche le ultime parole che la moglie gli aveva pronunciato, riferite a un individuo che le si era avvicinato: «Mi ha detto: "Un pazzo"», prima che la comunicazione si interrompesse bruscamente, lasciando spazio al panaggio e al ferimento.

Un precedente che risale alla Bergamasca

Quella di piazza Gae Aulenti non rappresenta, purtroppo, la prima azione violenta imputata a Vincenzo Lanni, la cui storia criminale affonda le radici in un episodio molto simile, verificatosi dieci anni prima nella Bergamasca. Era il 20 agosto 2015, poco dopo le sette del mattino, quando l’uomo, dinanzi a un bar di Villa al Serio, si avventò contro un pensionato in attesa di fare colazione, ferendolo al petto. La titolare dell’esercizio, che di quell’aggressione brutale conserva un ricordo vivido e traumatico, ha dichiarato: «Quella mattina sono arrivata con 10 minuti di ritardo e il mio cliente accoltellato mi stava aspettando qua fuori. Io per diverso tempo ho avuto paura», testimoniando le conseguenze psicologiche di lungo periodo che simili eventi comportano.

La pericolosità dichiarata e il percorso giudiziario

In seguito a quel primo accoltellamento, che coinvolse anche una seconda persona anziana, Lanni scontò un periodo di detenzione in carcere, per poi essere affidato a una struttura di accoglienza. Tuttavia, come emerso dalle indagini, era stato allontanato dalla comunità solo pochi giorni prima dell’aggressione milanese, in seguito a una valutazione giudiziaria che lo aveva dichiarato non più socialmente pericoloso. Una decisione che, alla luce dei fatti recenti, appare in netto contrasto con la condotta dell’uomo, il quale, dopo aver scontato la pena per i reati del 2015, ha replicato la medesima violenza insensata nel cuore finanziario di Milano.

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