L’aggressore di piazza Gae Aulenti: la vendetta contro Unicredit e un passato di violenza
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Redazione Interno
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La luce accecante dei riflettori mediatici si è riaccesa, con un bagliore sinistro, su Vincenzo Lanni, un uomo la cui storia, segnata da un rancore profondo e da un’infermità mentale parziale, è improvvisamente tornata a incrociarsi con la cronaca nera milanese. La sua figura, emersa dalle nebbie di un passato violento, è ora al centro di un’indagine giudiziaria che ricostruisce, con meticolosa attenzione, i giorni che hanno preceduto il ferimento di Anna Laura Valsecchi, la dirigente trafitta alle spalle in pieno giorno in uno dei luoghi simbolo della Milano contemporanea. Quel gesto, come egli stesso ha ammesso di fronte alla giudice, non fu un impulso momentaneo ma il culmine di un proposito omicidiario covato per cinque interi giorni, un periodo durante il quale l’idea della vendetta si è andata progressivamente strutturando fino a trovare una vittima designata, sebbene, forse, non del tutto precisa.
Il movente: un licenziamento remoto e un obiettivo simbolico
Durante l’interrogatorio in carcere, Lanni ha fornito alla gip Rossana Mongiardo la chiave di lettura della sua azione, una motivazione che affonda le radici in un evento risalente a ben dodici anni prima. La sua volontà, come ha dichiarato senza apparenti remore, era quella di colpire simbolicamente Unicredit, l’istituto bancario che riteneva responsabile di un suo licenziamento. “Preferibilmente avrei colpito sotto a Unicredit”, ha spiegato l’uomo, ammettendo però di non avere la certezza che la persona da lui aggredita lavorasse effettivamente per quella banca. Un dettaglio, questo, che rende l’accaduto ancor più agghiacciante, poiché la scelta della vittima sembra essere stata dettata più dall’opportunità e da una collocazione geografica – la piazza Gae Aulenti, cuore del quartiere direzionale – che da un’identità specifica. Voleva, in sostanza, “farla pagare a loro” per un torto che, nella sua percezione, era rimasto impunito per oltre un decennio.
Il precedente e le perplessità sull’iter giudiziario
Quella di lunedì mattina non rappresenta, purtroppo, la prima esperienza violenta di Lanni con la giustizia. Il suo profilo, del resto, era già noto alle autorità per un episodio particolarmente cruento avvenuto nel 2015, quando aggredì e accoltellò due anziani in provincia di Bergamo. Per quel reato, la magistratura gli aveva inflitto una condanna a otto anni di reclusione, a cui si aggiungevano tre anni di misura di sicurezza da scontare in una struttura psichiatrica, un provvedimento che riconosceva esplicitamente la sua condizione di “semi-infermità mentale”. Proprio questo precedente, così grave e recente, ha sollevato non poche perplessità in chi, come il professor Contri, si è dichiarato “incredulo” nell’ascoltare le notizie del telegiornale, lasciando intendere una possibile inadeguatezza nel sistema di gestione di soggetti con un simile retroterra.
La posizione della difesa e la custodia cautelare
Dal canto suo, l’avvocata difensora Beatrice Lizzio, intervenuta in un programma di approfondimento, ha delineato un assistito “collaborativo” sia in sede di fermo che durante il nuovo interrogatorio, sottolineando come abbia ricostruito l’esatta dinamica del fatto. Ha tuttavia tenuto a precisare che la giudice non ha ancora “sciolto la riserva”, un elemento che lascia aperto il procedimento a ulteriori sviluppi investigativi. Intanto, la posizione di Lanni è stata ufficialmente consolidata dal provvedimento della gip Mongiardo, la quale, dopo aver convalidato il fermo, ne ha disposto la custodia cautelare in carcere per tentato omicidio, ritenendo, con “tutta evidenza”, che sussistano gravi indizi di colpevolezza e il pericolo concreto che possa commettere ulteriori atti di violenza.




