Milano, la gemella fa riconoscere l'aggressore di piazza Gae Aulenti
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Redazione Interno
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Una coltellata inferta dal basso verso l'alto, un gesto improvviso e violento, privo di un movente apparente, ha interrotto la routine mattutina di A. L. V., una dipendente 43enne di Finlombarda, mentre si apprestava a raggiungere il suo ufficio. L'aggressione, avvenuta a due passi da piazza Gae Aulenti, cuore pulsante del distretto smart milanese quotidianamente attraversato da manager e professionisti, ha lasciato la donna con ferite alla schiena, al torace e all'addome, tali da richiedere un immediato ricovero in prognosi riservata all'ospedale Niguarda dove è stata sottoposta a un intervento chirurgico della durata di due ore. L'autore di quell'assalto, del quale non si avevano inizialmente tracce, si è allontanato dalla scena del crimine dando il via a un'estesa caccia all'uomo.
La cattura dopo dieci ore di ricerche
Sono state necessarie dieci ore di indagini serrate, coordinate dalla procura, per identificare il sospettato. La svolta decisiva è giunta in seguito alla diffusione di alcune immagini di sorveglianza che ritraevano l'uomo in fuga, una sagoma con indosso un giubbotto blu e azzurro, pantaloni neri e uno zaino, mentre portava con sé una borsa per la spesa di un verde fosforescente. A riconoscere in quella figura il proprio fratello gemello è stata una donna, la cui chiamata ha permesso alle forze dell'ordine di dare un nome, Vincenzo Lanni, all'aggressore ricercato e di localizzarlo, portando infine alla sua cattura all'interno di un hotel, dove si era probabilmente rifugiato.
Un precedente e i problemi psichiatrici
Il profilo di Vincenzo Lanni, 59enne originario della Bergamasca, non era nuovo alle cronache giudiziarie. Come emerso dalle indagini, egli aveva già colpito in maniera quasi identica dieci anni prima, quando, all'età di 49 anni, venne arrestato per aver accoltellato senza un motivo comprensibile due persone anziane in due comuni differenti della Val Seriana. In quell'occasione, ai magistrati che lo interrogavano, l'uomo aveva dichiarato di aver deciso di uccidere come reazione a quello che definiva «il profondo stato di frustrazione» provato per una vita che egli stesso giudicava «un fallimento». A seguito di quegli eventi, gli venne diagnosticato un disturbo schizoide, che portò nel 2016 a un riconoscimento di seminfermità mentale. Fino a pochi giorni prima della nuova aggressione, Lanni era stato ospite di una comunità dalla quale era stato però allontanato, a causa di comportamenti giudicati pericolosi, dopo aver espresso minacce contro le donne.
Indagini su possibili altri assalti
Le autorità stanno ora conducendo verifiche approfondite per accertare se l'uomo, noto anche per essere stato un appassionato scacchista militante in un circolo bergamasco, possa aver compiuto altri assalti durante le dieci ore di latitanza o in periodi precedenti. L'attenzione degli investigatori si concentra sulla ricostruzione dei suoi spostamenti e sul suo stato mentale al momento dei fatti, cercando di tracciare un quadro completo delle sue azioni senza tralasciare alcun dettaglio utile a comprendere la dinamica dell'ultimo, grave episodio.




